26 nov 2013

Giorno 220-> 223- di luoghi e profumi

Ho smesso di vivere in modo continuativo nella mia citta' natale 10 anni fa, quando mi trasferii a Pisa per l'universita'.
Certo, tornavo a casa ogni weekend,  non me ne perdevo uno, ma il resto della settimana la mia vita era altrove ed era molto diversa da quella che per 18 anni avevo condotto tra le mura di casa, le colline alle spalle e il mare che si vede dal terrazzo nelle giornate chiare.

Poi 5 anni fa l'allontanamento piu' marcato, con il trasferimento nella tedeschissima citta' di k. Anche se, molti direbbero che tanto marcato questo allontanamento non e' mai stato- sono sempre tornata religiosamente gni mese e mezzo.

Ci sono stati momenti in cui prendere quell'aereo era un dolore fortissimo, perche' quello che ci trovavo era molto diverso da quello che ci volevo trovare. E quindi cercavo di forzarmi a stare in esilio, a stare lontana, a mettere km fisici tra me e il dolore.
Pero' non sono mai riuscita a diminuire la frequenza delle mie visite.

Appena scendo le scalette dell'aereo, vengo avvolta da un profumo intenso e particolare, famigliare in tutte le sue sfaccettature. E sento il "tac" del pezzettino che va al suo posto. Quel pezzettino che, in tutto il resto del mondo, e' sconnesso e vaga e acuisce il senso di lontanza e di nostalgia.
Appena scendo quelle scalette pero' va magicamente al proprio posto e sento un peso di 1000 kg sciogliersi al sole, abbandonare le mie spalle, rendendomi leggera come in nessun altro posto mai.

Penso che non se ne parli mai abbastanza di cosa vuol dire essere expat. Io stessa in cinque anni non sono riuscita a formarmi un'idea piena e completa. Tante sono le cose che sento a pelle ma che fatico a categorizzare e a incanalare in discorsi compiuti.
Certo e' che chi pensa che prendere e partire sia facile, si sbaglia di grosso.
Nemmeno io, 5 anni fa,  avevo la benche' minima idea di tutti i risvolti di tale decisione- la presi sulle base di criteri semplici e superficiali, quasi come andassi in erasmus invece che verso una nuova vita in un paese sconosciuto.

A chi sta prendendo in considerazione di fare quel che ho fatto io, direi "vai, fallo, non te ne pentirai mai" ma lo metterei anche in guardia circa il fenomeno del pezzettino.
Io per anni ho cercato di capire il perche' di quel vuoto, il perche' di quella differenza tra la me a casa e la me nella citta' di k., per anni non ho voluto accettare che ci fossero delle differenze. Mentre invece e' cosi' facile, una volta capito che non c'e niente di cui vergognarsi.
Non si e' meno forti, non si e' meno avventurosi, non si e' meno realizzati se non ci si sente completi in un altro posto lontano da casa.
Si e' soltanto umani.
Per fortuna.


E poi ditemi voi come si fa a resistere ad un cielo e ad un sole cosi
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4 commenti:

  1. Non ho mai provato un'esperienza del genere, non ti nego che sarei molto curiosa di farlo, certo è che sicuramente non è una cosa facile, posso solo immaginarlo...
    Un bacione!
    Life, Laugh, Love And Lulu!!

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  2. Io non ci sono mai riuscito, se non per brevi periodi
    complimenti

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  3. Anche io ho fatto l'expat per qualche anno. Nonostante sia tornata da poco, ogni tanto la voglia di rifare le valigie mi prende. Adesso però è diverso, più che scappare, è la voglia di trovare il proprio posto nel mondo. Chissà!

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  4. Mi piacerebbe tanto anche a me, finire l'Università,specialistica dio che me ne voglia e parenti vari e..andarmene.

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