08 nov 2013

203, 204 & 205-> il tempo e' una linea reatta

Una volta ho letto da qualche parte, e penso sia stato in niente di meno che ne "'L'insostenibile leggerezza dell'essere" di Kundera, che la differenza tra un cane e un umano e' il modo di concepire il tempo.
Per un cane, e' un cerchio, per cui va assolutamente bene ripetere in continuazione sempre le stesse cose.
Per un umano, e' una linea retta e si cerca sempre di non ripetere, si guarda sempre avanti, non ci si accontenta mai.

Mi ricordo che i miei occhi avidi di 17enne sottolineavano questa frase. Che all'epoca, e ancora adesso, trovare altri che riuscivano a giustificare certi moti, certe aspirazioni, certe fami, faceva tanto bene.
Mi dicevo "ecco, vedi, non ti accontenti mai perche' per noi umani il tempo e' una linea retta! tutto spiegato! non c'e niente che non vada!"

A volte, adesso che sono una young adult come dice DrE,  invece penso che tendiamo a volere stare nel cerchio.
A non volerne uscire, a non voler evolverci verso cose nuove, a non voler cambiare la carta vincente.
Paura? Pigrizia? Una pericolosa combinazione delle due?

Domani qui nella citta' di K. e' la museumnacht. I musei aperti fino alle 3 di notte.
Mi sembra ieri che mi mettevo il vestito con i guffetti, mi scattavo un selfie come non mai, la postavo su face e ricevevo il "like" di una mini crush di allora.
Era il 2010.
Domani sera vi ripartecipo. Probabilmente il vestito con i gufetti manco mi va piu'. I miei capelli sono di molto cresciuti e sono pronti finalmente alla semipermanente, non cerco like dalle crush perche' ho la fortuna di non averne bisogno.

E vorrei sentirmi come nel 2010. Vorrei sentire quell'entusiasmo di quella serata, quella voglia di bere e divertirmi, di fare un po' la flirty perche' mi sono truccata bene, di non vedere l'ora di andare alla festa al museo di arte moderna che inizia alle 3 di notte.
Vorrei poter risentire quella pace con me stessa, con il mondo, con la citta' di K. che avevo provato nel correre dentro un taxi sotto la pioggia a catinelle. Eppure era il 2010, eppure erano pochi giorni dopo un disastroso 2 novembre, eppure mi ero da poco lasciata con C. Ma cavalcavo l'onda.

Vorrei tutto questo, ma so che non sara' cosi'.
Perche' il tempo e' una linea retta, le carte vincenti sono state gia giocate e bisogna trovarne di nuove.
Perche' siamo costretti a muoverci in avanti, a evolverci, a cambiare.
E la tristezza insita nei momenti magici, e' che non torneranno mai piu' uguali. Anche se vorresti. Anche se ricrei la situazione uguale uguale.

Che poi... forse che forse triste in realta' non e'.
Le linee rette vanno verso infinito. E c'e spazio per fare tantissimo, nell'infinito.
Il cerchio dopo un po' sta stretto.



2 commenti:

  1. io quel libro lo amo tantissimo.
    e penso che le rette siano bellissime, perché vanno avanti sempre, protese verso l'infinito e in quel protendere verso l'infinito sono l'insieme di tutti i punti che le formano.

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  2. Qualcuno di più saggio di me ha detto che noi dobbiamo essere il cambiamento che vogliamo vedere. Riducendo la vastità del pensiero e rapportandolo alla nostra vita di tutti i giorni, siamo noi che dobbiamo trovare dentro quel qualcosa che cambi le cose in meglio...
    Un abbraccio

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