04 ott 2013

Giorno 168&169&170&171- l'amelie che c'e in me.

"Il favoloso mondo di Amelie" e' uno dei miei film preferiti.
O almeno lo era. L'ho guardato e riguardato quando ero una early-twenty-something e mi piaceva da morire.
Ora magari mi colpirebbe meno? chissa.
Ad ogni modo c'e' quella parte in cui lei descrive tutte le cose piccole e insignificanti che adora fare, tipo infilare la mano in un sacco pieno di legumi.

Anche io, come penso tutti, ho una serie di cose piccole e insignificanti che mi danno un sacco di soddisfazione. Tipo sentire il rumore del mais che scoppia, ordinare gli asciugamani in bagno in ordine cromatico, calpestare le foglie in autunno o rifare il letto a super puntino che poi e' un piacere sfarlo.

E poi c'e' una cosa su tutte che mi piace da morire- e che magari adesso mi costera una denuncia per stalking, o voyeurismo rivisitatato, ma tant'e'.
A me piace camminare e guardare dentro le case della gente- ecco, l'ho detto.

Scorgere il tipo di arredamento, la luce blu della tv accesa, i quadri alle pareti.
E poi immaginare chi ci vive, quanti anni ha, se e' una famiglia, o un/una single. Se e' felice. Se piange ogni tanto come me.
Questa cosa la faccio un po' da sempre. Mi ricordo i miei ritorni in bici dalla facolta', alla stupenda luce delle 18, e la serie di case su lungarno o anche in via landi, che ormai conoscevo perfettamente. "Qui ci abita una coppia anziana secondo me, qui sono studenti sicuramente, qui una famiglia...".
In Germania ci vado a nozze, considerando che non esistono le tende e la gente non si cura di tirare giu nemmeno le tapparelle. Cosa tra l'altro che faccio anche io. Vivo senza preoccuparmi se qualcuno mi guarda o mi spia. Lo trovo molto liberante e anche molto bello- perche' nascondersi, in fondo?

Ieri sera, poi, sono proprio entrata in un appartamento semi-sconosciuto.
Sono andata a dare da mangiare al gatto della nuova convivente del mio last-ex (anche detto il deficiente). Praticametne sono rientrata in quella casa che fino a un anno fa era "mia", che avevo scelto con magno gaudio e arredato in ogni suo particolare. Ho rivisto la famosa cucina da 10.000 euro e 10.000 lacrime che avevo progettato e che mi dava un pizzico di orgoglio e pace ogni volta che la usavo.
Confesso di aver gironzolato, per vedere cosa era cambiato.
Tanto. Tantissimo. Ovviamente.
E ai miei ricordi orrendi, alle sensazioni brutte che quelle pareti riportavano alla pelle, si combinavano due consapevolezze.
Non chiedetemi come, ma mentre giravo sentivo che quella e' adesso una casa felice. Una casa serena. Stesse mura, stesse stanze, ma sensazione completamente diversa rispetto a quando ci abitavo io.
Inoltre, credo di essere riuscita a dare un colpo di forbice a quegli ultimi fili col mio passato pesante. Calpestavo quel pavimento e lo sentivo qualcosa di andato, che basta non ci penso neanche piu', che quella di prima non ero io mentre adesso lo sono, sempre di piu:

E sono uscita tranquilla. Che lui e' un deficiente e io lo odio, ma famiglie felici sono qualcosa di buono per il mondo. E anche io, felice, sono qualcosa di buono per il mondo.





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2 commenti:

  1. anche a me piace sbirciare nelle case degli altri, guardare e immaginare oltre le tende, oltre le finestre...e sai una cosa?
    Io ho anche un altro difetto: quando entro nei bagni che non conosco, apro gli armadietti per vedere quali prodotti per il corpo usano...shhhhhhh non diciamolo a nessuno però! ;)

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  2. ahahah! fantastico! Ciao, siamo Simona e MichiVolo e ci piace guardare nelle case della gente!
    Un abbraccione!

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