30 ott 2013

Giorno 196 & 197- life takes you by the wrist

Probabilmente se chiedeste a tanti miei amici o colleghi, vi direbbero che sono una persona molto determinata, che sa quello che vuole, e se lo va anche a prendere senza fare troppe storie.
Potrebbe anche sembrare cosi, in effetti, in apparenza.
In realta', come ho gia' detto, internamente pendolo molto.
Soltanto che, al contempo, non sono una persona paziente- ne' con gli altri, ma soprattutto con me.
Quindi sti pendolamenti dopo un po' mi stufano e mi costringo a intraprendere certe vie.
Mi butto e mi dico "oh, alla peggio ho sbagliato e torno indietro. Intanto proviamo e vediamo".

"Prova e poi vedi" penso sia il riassunto dei migliori insegnamenti dei miei genitori. Cio' che passero' un giorno ai miei di figli e che continuero' a perseguire anche a 80 anni.

Piu' cresco piu' mi rendo conto di quanto siano riusciti a consigliarmi e guidarmi disponendo loro stessi di poche informazioni. Nonostante i pochissimi anni di differenza (24 e 26!) il mondo dagli anni 60 agli anni 90 si era ribaltato, e tante logiche probabilmente gli erano sconosciute.
Ma nonostante questo, loro guardavano avanti e avevano una vision che ragazzi, cioe', io a volte mi chiedo come abbiano fatto (tipo mandarmi al corso di inglese, pagando un sacco di soldi, dall'eta' di 8 anni. Capendo che prendere un certificato del cambridge era importante. Loro che avevano studiato francese, che abita(va)no nel paesino in cui sono nati, che di cio che il mondo del lavoro avrebbe riechesto nel 2013 non ne potevano avere idea)

Insomma, io credo che questa logica del buttarsi la abbiano concepita per aiutarci quando anche loro non sapevano che pesci prendere.
"Prova e poi vedi!" risposta ai miei dubbi se ingegneria (e gli esami di fisca) potessero fare per me, alle mie lacrime perche non volevo frequentare la scuola dei secchioni, perche' mi tremavano un po' le gambe a trasferirmi in Germania.
"Prova e poi vedi" locuzione safety net, che mi ha sempre dato quella sicurezza del "posso anche cadere! che male c'e! al massimo mi rialzo!".

Oggi, 28 anni agli sgocciolissimi, pendolo come non so cosa.
E davanti al pendolo, mi dico vada come vada.
Che in tante occasioni, nel passato, la vita ha deciso per me, chiudendo porte e aprendo portoni. Prendendomi per i polsi e dirigendomi dove dovevo effettivamente andare (anche se non lo sapevo).
E se la vita decidera' di aprirmi QUEL portone tra pochi giorni, nonostante tutti i miei dubbi al momento, penso che ricorrero ancora una volta alla saggezza dei miei.
Se invece il portone non si aprira, la saggezza la riporro nel taschino per la prossima sfida che mi creera ansia e paralisi.

Rassicuranti, queste safety net.
Rassicuranti i miei genitori. Separati, diversi, distanziati come non mai al momento ma sempre co-artefici con i loro insegnamenti del mio destino.
Ancora oggi, anche se non avrei mai pensato.


Tanto torna sempre il sereno,anche dopo le peggio tempeste (o i peggio pendoli!)

28 ott 2013

Giorni 190 -> 195 gorgliare sotto il ghiaccio

E' stata una settimana intensa, quella che mi/ci siamo lasciati alle spalle.
Oggi ne inizia una nuova, ma e' dolce del rientro a casa per il ponte del primo e per festeggiare i 2.9.

Settimana intensa, tanto lavoro e tanto cervello sfrigolato. Che mettere insieme un piano di attacco per il progetto si e' rivelato molto piu challenging del previsto, e sono tornata a casa esausta ogni sera.
Poi ovviamente, ecco che on top e' arrivato il raffreddore e le solite tonsille a non darmi una mano.

Il mio weekend e' stato slow per recuperare.
Si va beh, questa e' una mini scusa. Il mio weekend e' stato slow perche non ci sono piu alternative.

Alla soglia dei 2.9, uscire per fare le 6 non mi da piu alcuna motivazione. Le serate cosi non le puoi decidere a tavolino, devono venire da sole. Partono senza pretese e poi uno, due, tre shot di tequila dopo hai lo spirito giusto per affrontare la calca, il sudore e i cocktail annacquati di una qualsiasi discoteca.
Ma gli shot devono venire da soli, che quando ti dici "stasse mi diverto, no matter what" ecco che ti attende la piangiona dietro l'angolo e a mezzanotte hai gia finito la benzina (qui da me, si esce alle 9 di venerdi o sabato sera).

Ultimamente sti shot non vengono. Io e i miei amici non siamo piu in umore, ognuno preso dalle proprie nuove vite fatte di matrimoni incombenti, nuove fidanzate, rapporti da recuperare dopo mesi di distanza.
E poi ci sono io, unica single-non-single del gruppo. E questo mi confina al divano molto piu di quanto vorrei.

Che poi il divano diventa comodo comodo e quasi quasi mi ci abituo e quasi quasi mi accontento e quasi quasi dico ma che mi manca, ho tutto, non serve che esca, sta copertina da fare ai ferri mi chiama, ho tanti film da vedere, i miei gatti, la voce calda di la da skype, la mia sorella via messaggi o chiamate improbabili, le mie amiche di la e di qua dalle alpi.

E poi dico AH, Simona! ecco che ci ricaschi! nell'accontentarmi, nel farmi andare bene quel (poco) che ho perche la paura di cambiare, di riscatolare, di assegnare i gatti altrove, di trovare nuovi appartamenti, di trovarmi sola magari da qualche parte nuova, tutta questa paura mi fa attaccare con le unghie a quel (poco) che ho adesso.

Mankind e la paura di cambiare. Ci sarebbero da scrivere migliaia di tomi.

Allora mi forzo. Mi forzo ad andare oltre la comfort zone di adesso e mi forzo a proiettare a oltranza quel divano, quei weekend lenti, quella solitudine strisciante. E recupero la motivazione al cambiamento.
Che c'e, e' sempre li, e' sempre li sotto che scorre.
Come quell'haiku che avevo trovato anni fa e che mi rispecchiava tanto.

"Come il fiume che gorgoglia sotto il ghiaccio".

Sbriniamoci, motivazione, sbriniamoci!

Buon lunedi a voi cari.
Questo per me e' partito anche bene, stranamente.

Pero ditemi voi come si puo pensare di cambiare questo

22 ott 2013

Giorno 189- le rughe da gelosia

Un paio di mesi che, scherzando, dico che la gelosia mi provoca le rughe.
Invece di dire "sono gelosa!" uso la parafrasi "mi vengono le rughe!".
Sia per stemperare un po', sia perche' in effetti un po' mi vergogno di questo lato mammoletta.

Gelosia si, gelosia no- diattriba che affronto da tempi immemori con amiche, amici e fidanzati del momento. Ognuno ha il proprio modo di affrontarla, di parlarne e di legiferare, ma non si puo' certo negare che sia un argomento base, un evergreen. E non importa quanto si evolvano i tempi, quanto gli usi e i costumi cambino- la gelosia, declinata in tutte le sue varie esternazioni, rimane. Non e' potente come cosa?

Come in tutte le cose, anche riguardo a questo argomento ho pendolato da un estremo ad un altro.

Ci sono stati i drammi dei 15 anni, i telefoni lanciati contro il muro, motorini mollati per stradi, urli e sbraiti perche' "non puoi assolutamente metterti il costume che ti ha regalato quella! Non posso assolutamente tollerare un regalo cosi intimo".
Ci sono stati i nervosismi all'uscita di scuola, quando quella (sempre lei, il mio incubo del liceo), lanciava a lui le chiavi e ammiccando diceva "guidi tu?" mentre io mesta mi incamminavo verso la fermata del bus scassato.
Ci sono state le frecciatine non troppo convinte, ma spinte dal puro orgoglio, lanciate verso lei che doveva essere la migliore amica e che oggi, ma toh, invece e' la moglie.
Ci sono state le telefonate nel mezzo della notte araba, con urli e sbraiti perche lui condivideva una stanza (e forse il letto. non me lo hai mai ammesso) con una amica di cui non avevo mai sentito parlare prima e che aveva deciso di andarlo a trovare tanto per.

E poi ci sono stati i "ma si vai pure, non importa se condividi il letto con lei e ti fai un weekend tete a tete. tanto io non sono mica gelosa!" di cui andavo fiera e che portavo come esempio della mia nuova apertura mentale. E gli sguardi di rimando di amici e famigliari che dicevano "tu, non gelosa?! bah!", e le domande che io non mi volevo assolutamente porre.

Perche' in fondo secondo me la gelosia e' frutto di due cose, e ne e' anche un po' direttamente proporzionale: amore e insicurezza. 
Se si ama, si e' gelosi. Almeno un po', secondo me. La totale assenza, secondo me, non esiste. E' un istinto primordiale.
E poi, piu' si ama, piu' si ha paura di perdere l'oggetto del proprio amore. Ma per insicurezza.
E noi donne, con l'insicurezza ci andiamo a nozze.

"Si, tu stai con me, ma perche' ormai e' cosa fatta. Potessi ti faresti lei, che ha le tette piu' alte, il culo piu' sodo, ride meglio di me, e' sexy e poi... e' piu' magra di me! Sono sicurissima che te la faresti!"
"Si tu stai con me ora, ma mi ami almeno quanto la tua ex? Stai meglio con me che con lei, vero???"

Ah! Paragoni a go go. Insicurezza ai massimi livelli. Tormenti consequenti.

La domanda, quindi, sorge spontanea: esistono donne non gelose? donne talmente sicure di loro stesse da non temere nessun confronto e non cadere in alcun paragone? esistono queste figure mitologiche?

E mentre mi interrogo, mi spalmo la crema antirughe.
Accettare (e prevenire). Non posso fare altro.

Source: Wikipedia

21 ott 2013

Giorno 186 & 187 &188 - cinemino di domenica sera is magic

C'e qualcosa di magico, si proprio magico, nell'andare al cinema di domenica sera.
Di solito le domeniche sere sono odiaterrime, gia detto e ridetto.
La giornata e' scivolata via veloce e ti ritrovi con un lunedi in arrivo e magari anche una settimana intensa davanti (tipo questa, per me.)
E quindi la domenica sera boh, sei gia in declino di umore e anche se hai dormito 22 ore in due giorni (tipo me), ti senti stanca e senza forze.

MA un cinemino, cosi, di domenica sera, ti riempie quel vuoto e ti mette un po' in pace col mondo.
Non importa quale film, va bene anche una stupidata enorme e costosa come Gravity in 3D.
E' il concetto che conta.
Ritrovarsi con gli amici, entrare nella sala che oggettivamente puzza e avrebbe bisogno di un po' di restyle ma fa tanto vintage, farsi venire le labbra tutte gonfie dal sale dei popcorn.

Uscire che e' buio buio, ma non ancora tardi per cui c'e ancora posto per una bella telefonata lunga di quelle che ti manda a letto col sorriso.

E il lunedi arriva tra capo e collo un po' meno violento.

Sono tornata ad essere tranquilla. Le onde che mi hanno sbattuta un po' qui un po' li negli ultimi due mesi, sembrano essersi placate. Cosa le abbia placate non lo so.
Di solito io vado nel tormento e poi lo consumo, come si deve fare come una febbre alta. Me lo devo far passare e di solito passa, da solo.
Non c'e modo di evitarlo pero'. Io e tormento amici forever.

Ad ogni modo, non so perche', ma sono tranquilla.
Ho passato un weekend fondamentalmente da sola ma mi sono messa a fare le cose che mi piacciono e ho anche studicchiato un po' per cui e' passato facile.
Ho goduto delle coccole infinite dei miei gatti, ho cucinato falafel dietetici che non erano male, mi sono ripromessa di comprare piu peperoni da mangiare crudi per placare la mia fame atomica, ho respirato il profumo di rose rosse, ho chiacchierato molto e bene, ho riso tanto con mia sorella e i suoi momenti di sbandamento, ho aiutato un amico a comprare un braccialetto per la sua (stinfia) fidanzata, ho fatto brunch con persone che ormai non mi dicono piu nulla e con le quali ho sempre meno in comune (e la cosa un po' mi piace), ho finito un cappellino di lana, ho terminato una civetta tutta ricamata e iniziato una copertina per la baby girl di famiglia in arrivo.

Sono un po' in grandma-style, mi esalto per un cinemino la domenica sera, ma queste piccole cose mi riempiono e al momento dio sa quanto sia necessario riempire.
Che se sento il vuoto, le onde ripartano a mille.

buon lunedi a voi che passate di qui.
Io, questa settimana, speriamo che me la cavo.


"Con una rosa, hai detto, vienimi a cercare..."

18 ott 2013

Giorno 183 & 184 & 185 - > eppure c'ho pure una certa

Mia sorella dice che le persone cambiano e siccome cambio anche io, dovrei solo che stare zitta e non esprimere mai giudizi di valore.
In effetti spesso mi capita di guardare le vite altrui e chiedermi "ma perche'?" oppure dire "bah, io non capisco".
Pecco di superbia. A  volte penso di avere tutte le verita' in tasca io.
Poi pero' ci pensa la vita a riportarmi nella giusta via, e a farmi capire che in realta' di verita' io non ne possiedo alcuna- come e' giusto che sia.

Questo 2013 e' stato un anno sufficientemente intenso so far. Direi pivotale. Tanti cambiamenti fuori e dentro di me.
Fatico quindi a volte a correlare quello che sono o faccio ora a cio che ero o facevo prima.
Possibile che negli ultimi anni sia cambiata e ricambiata cosi tanto, mille volte?

A tratti quasi quasi mi vergogno. Mi sembra di aver preso di credibilita con me stessa. E soprattutto mi sembra di essermi davvero persa.
Come e' possibile che per due anni abbia vegetato tra la citta' di K. e la citta' di Clara?
Per poi farmi prendere dagli spasmi mondani e andare a ballare puntalmente ogni venerdi e ogni sabato per quasi un anno filato- io! io che ai tempi dell'universita', quando ero giovane e rampante, me ne tornavo a casa dalle feste puntalmente all'una?
Che poi la fase di spasmi mondani e' stata seguita dalla brava fidanzata che sforna torte ogni venerdi sera, che guarda milioni di film e diventa un tuttuno con il divano.
A cui succede il "singl is megl che accoppiata", il fuoco al didietro e la voglia di fare fare fare per vivere al cento per cento la citta' di K.
Per poi finire, ultimamente, a passare le mie serata in compagnia del te caldo e dei progettini che mi danno soddisfazione- io! io che sono una frana in qualsiasi cosa che abbia a che fare con l'artistico, mi diverto a ricamare o fare la maglia. che nerd.

Quindi a volte proprio non ho idea di chi abiti questo corpo in declino.
Eppure c'ho pure una certa.
Mistero.



Ultima fatica. Cappellino per figlio di amici. Qui figliano tutti, tra parentesi.

15 ott 2013

Giornoo 178 ->182- Io non sono qui

Sono in ufficio con una botta di sonno che levati.
Il volo che mi riporta in Germania e che mi costringe a due ore di traversata da mezzanotte alle due, io lo odio con tutta me stessa.
Probabilmente pero' lo odierei anche se avesse un orario normale e non mi costringesse a cantare per tenermi sveglia tornando a casa.
Ieri sera poi, veniva giu il mondo.

Sono in ufficio e ho davanti una confezione di ritter sport che mi ha lasciato N.
N. che non vedo da un mese, e che quando io sono qui lei e' la' e quando lei e' qui io sono la'.
Ma e' talmente tenera che ha anticipato il mio umore nero e mi ha detto di mangiarci su la cioccolata.

Sono in ufficio e sono vestita da biker.
Ho i leggins neri, elemento di grande novita' e molto tardivo nel mio guardaroba, e dei bikers con le borchie che solo perche c'era la mia sorella ad insistere sono diventati miei.
Pero' sono un buon modo per tirare fuori un po'di aggressivita'.

Che mi serve, per prendere a morsi questo tempo (anche meteorologico), questa attesa, questo spazio, questi sogni.
Per riappropriarmi di uno sprint giusto, che non mi riporti a languire su quel divano e a piangere lacrime per la mia gabbia dorata.

Dubbi non ho, diceva Pino.
Dubbi non ho, dico io.
Strano ma vero, aggiungo.

E io oggi mica sono qui.
Cioe' si, ci sono, sono col culo su questa sedia e ho davanti il mio separe' da scrivania con bloomingdales che mi ricorda new york, i miei numerini, i miei certificati, il mio disegno della migrazione.
Ma con il cuore e con la testa sono a 1000 km.
Anzi, sono un po' piu' giu'.



Io sono qui. Ho un cocktail in mano e aspetto la luna e le stelle per una bella passeggiata sulla spiaggia...

10 ott 2013

Giorno 175&176&177- Cosa e' per te la sicurezza ciccio?

Quando i pensieri mulinano in testa ma non si riescono a tirare fuori perche fanno troppo male, come pezzi di vetro che si incagliano nella gola, si cercano le parole altrui. Da leggere. Da sottolineare. Da annotare.
Io e la mia sister, nel 2010 di disperazione, ci siamo affidate alle strisce dei Peanuts.
Le leggevamo un sacco, le cercavamo online, abbiamo anche comprato i librini.

E ce ne era una, una che ancora ho appesa qui, davanti a me in ufficio.

"Che cos'e' per te la sicurezza Ciccio?"
"La Sicurezza? La sicurezza e' dormire nel sedile posteriore dell'auto..Quando sei piccolo e sei stato da qualche parte con i tuoi di notte e state tornando in auto verso casa, puoi addormentarti sul sedile posteriore.. Non devi proeccuparti di niente.. Papa' e mamma sono sul sedile davanti.. I pensieri sono affar loro.. Sono loro a prendersi cura di tutto.."

C'e stato un momento in cui tutta questa sicurezza, anche se non viaggiavo piu nel sedile posteriore, me la portavo nel taschino. Sicura di poterla usare ogni qualvolta mi fosse servita. Tipo "take a falling star, keep it in your pocket, keep it for a rainy day".
E poi c'e stato un momento in cui e' sparita. La mia vita si e' divisa in un "prima" e un "dopo" una serie di parole pronunciate nella mia camera di bambina il giorno di Natale. La vita di prima persa, andata, irrecuperabile. La vita di dopo diversa, difficile, ancora dolorosa a tre anni di distanza.

Da allora io la sicurezza, il sentirmi safe, la cerco disperatamente.

L'ho cercata in fondo a quei occhi castani e le lentiggini del visino da cerbiatto di C. Ma non l'ho trovata e nella bellissima Santorini ho deciso di proseguire il mio viaggio da sola e cercare altrove.
L'ho cercata nelle mie mille e una crush del 2011, nelle dita incerte sul mandare un messaggio o no, nell'adrenalina del forse. Ma non l'ho trovata, e ci ho rimesso anche un po' di dignita'.
L'ho cercata tra le braccia di K., nel caldo di quell'appartamento pieno di polvere, nella luce di quel salotto messo apposto con la sciatica. Guess what? non l'ho trovata nemmeno li, e oltre alla dignita' ci ho rimesso sanita' mentale- lasciata  sul pavimento del bagno dove una notte mi sono addormentata con gli occhi gonfi e le orecchie piene del russare nella stanza accanto.

Alla fine ho deciso di darmela da sola, quella sicurezza.
Di bastare a me stessa. Di non chiedere mai piu niente a nessuno se non a me. Di sfidare la vita e i suoi colpi di coda con la testa alta di chi e' sola ma titanica.
Ha funzionato...
...Per un po'.

Ora ci sono serate in cui devo ricordarlo a me stessa.
Ovunque andro nel mondo, anche quando mi avvolgero in quelle lenzuola calde, profumate e giuste, se non avro dentro di me non solo la sicurezza ma anche la voglia e la capacita' di sentirmi safe, non otterro nulla se non ancora ansia e traballamenti.
Ci vuole, come nelle ricette della nonna, il giusto mix di entrambe le cose. Lo stare bene da sola e la voglia di non stare piu' da sola. Pendere da una parte o dall'altra non garantisce buoni risultati.
E io adesso ancora pendolo, incerta- chiedendo a volte a qualcuno la' fuori di mettermi apposto la vita, scappando altre volte perche' mi sembra che siamo in troppi in questa stanza e io non sono in grado di.

Pendolo.
In questo e in molte altre cose.
Ma il moto perpetuo, si sa, non esiste.
Prima o poi mi fermero.
Spero.

source: peanuts.com


07 ott 2013

Giorno 172&173&174- Giordano Bruno quanto avevi ragione.

Filosofia mi garbava molto molto al liceo.
Talmente tanto che alla maturita', dopo aver finito l'orale (e non aver risposto bene alla domanda di Dante, confondendo il canto I del paradiso col XXVII), alla domanda: "e adesso che farai?" risposi "mi iscrivo a ingegneria, ma poi mi prendo una laurea in filosofia". Ovviamente feci ridere tutti, e mi dissero "Prima prendine una di laurea, che poi pensi alla seconda".
Una triennale e due specialistiche dopo, cari miei, non ho ancora abbandonato quel sogno.

Anyway.
Giordano Bruno lo ricordo abbastannza bene. E quando dico che aveva ragione, non mi riferisco alla nota "controversia" con la Chiesa per la quale fini' sul rogo. Mi riferisco ad un altro suo pensiero, che avevo trascritto in mille e uno quaderni.
Diceva piu' o meno cosi': "la vita e' un alternarsi di momenti estremi. Alla grande gioia, susseguira' il grande dolore e viceversa. Saggio e' coloui che si pone di fronte alla vita con animo sereno, accettandola in questi cambiamenti e cercando di porsi nel mezzo".
Questo concetto mi dava speranza nei momenti bui, mentre lo ignoravo pesantemente nei momenti buoni. E quel mezzo, beh, non l'ho ancora proprio trovato.

Io sono una estremista, vado dalla gioia al dolore a volte nell'arco di una stessa giornata, a volte quando proprio sono al top della forma anche nell'arco di un'ora.

Ci ripensavo oggi.

Pochi giorni fa mi ritrovavo singhiozzante nella mia vasca da bagno, a modi balenottera arenata sui lidi sbagliati. Avvolta nella copertina grigia, poggiavo la testa contro lo schienale del mio divano e mi concedevo il lusso di lasciarmi andare ad un momento di disperazione totale. Anche un po' patetico, vista dall'esterno.
Da giovedi', complice un mini obiettivo praticamente impossibile da raggiungere ma comunque sempre mini obiettivo, ho ripreso l'animo. Si e' aperto uno spiraglio, la disperazione e' andata giu per la vasca da bagno e sono tornata in forze e cervello.
Talmente in forza e cervello che ieri, domenica piovosa e solitaria, pigiamosa e senza reggiseno, e' scorsa come niente fosse. Eppure lo sappiamo tutti che Sunday is a bitch. Ieri invece e' scivolata via tra questo e quello, facile facile.

Ah Sgiurdan, quanto avevi ragione!
Quanto sono instabili le menti drammatiche come le mie!
Per fortuna ci sei tu che un po' mi giustifichi- mica sono io che alterno come un pendolo! E' la vita! Cosa ci posso fare, io?!

Intanto, in barba ai miei quasi 29 anni, vado ancora in giro come una teen.

04 ott 2013

Giorno 168&169&170&171- l'amelie che c'e in me.

"Il favoloso mondo di Amelie" e' uno dei miei film preferiti.
O almeno lo era. L'ho guardato e riguardato quando ero una early-twenty-something e mi piaceva da morire.
Ora magari mi colpirebbe meno? chissa.
Ad ogni modo c'e' quella parte in cui lei descrive tutte le cose piccole e insignificanti che adora fare, tipo infilare la mano in un sacco pieno di legumi.

Anche io, come penso tutti, ho una serie di cose piccole e insignificanti che mi danno un sacco di soddisfazione. Tipo sentire il rumore del mais che scoppia, ordinare gli asciugamani in bagno in ordine cromatico, calpestare le foglie in autunno o rifare il letto a super puntino che poi e' un piacere sfarlo.

E poi c'e' una cosa su tutte che mi piace da morire- e che magari adesso mi costera una denuncia per stalking, o voyeurismo rivisitatato, ma tant'e'.
A me piace camminare e guardare dentro le case della gente- ecco, l'ho detto.

Scorgere il tipo di arredamento, la luce blu della tv accesa, i quadri alle pareti.
E poi immaginare chi ci vive, quanti anni ha, se e' una famiglia, o un/una single. Se e' felice. Se piange ogni tanto come me.
Questa cosa la faccio un po' da sempre. Mi ricordo i miei ritorni in bici dalla facolta', alla stupenda luce delle 18, e la serie di case su lungarno o anche in via landi, che ormai conoscevo perfettamente. "Qui ci abita una coppia anziana secondo me, qui sono studenti sicuramente, qui una famiglia...".
In Germania ci vado a nozze, considerando che non esistono le tende e la gente non si cura di tirare giu nemmeno le tapparelle. Cosa tra l'altro che faccio anche io. Vivo senza preoccuparmi se qualcuno mi guarda o mi spia. Lo trovo molto liberante e anche molto bello- perche' nascondersi, in fondo?

Ieri sera, poi, sono proprio entrata in un appartamento semi-sconosciuto.
Sono andata a dare da mangiare al gatto della nuova convivente del mio last-ex (anche detto il deficiente). Praticametne sono rientrata in quella casa che fino a un anno fa era "mia", che avevo scelto con magno gaudio e arredato in ogni suo particolare. Ho rivisto la famosa cucina da 10.000 euro e 10.000 lacrime che avevo progettato e che mi dava un pizzico di orgoglio e pace ogni volta che la usavo.
Confesso di aver gironzolato, per vedere cosa era cambiato.
Tanto. Tantissimo. Ovviamente.
E ai miei ricordi orrendi, alle sensazioni brutte che quelle pareti riportavano alla pelle, si combinavano due consapevolezze.
Non chiedetemi come, ma mentre giravo sentivo che quella e' adesso una casa felice. Una casa serena. Stesse mura, stesse stanze, ma sensazione completamente diversa rispetto a quando ci abitavo io.
Inoltre, credo di essere riuscita a dare un colpo di forbice a quegli ultimi fili col mio passato pesante. Calpestavo quel pavimento e lo sentivo qualcosa di andato, che basta non ci penso neanche piu', che quella di prima non ero io mentre adesso lo sono, sempre di piu:

E sono uscita tranquilla. Che lui e' un deficiente e io lo odio, ma famiglie felici sono qualcosa di buono per il mondo. E anche io, felice, sono qualcosa di buono per il mondo.