08 lug 2013

Giorno 82&83&84&85- di weekend romani e domande sibilline

I miei lungherrimi 10 giorni italiani sono volti al termine, e sono tornata qui, nella citta' di K. che da ieri mi sembra un po' innvervosita con me.
Fa la gnorri, non si vuole fare riconoscere a pieno, mi regala un sole a 28 gradi per confondermi le idee, fa un po' la misteriosa- mi tocca rimettermi li e riconquistarla.

Roma e' stata splendida come solo lei puo'.
Venerdi sera sono andata, con la sista, all'ippodromo delle capannelle per RockInRoma.
Il concerto vero era di Gazze', che mi piace un sacco e che sono andata ad ascoltare molto volentieri.
Ma in realta' i biglietti li ho comprati solo per ascoltare live Il Cile, che apriva.

C'e un fenomeno per cui, se ascolto ossessivamente la musica di un certo cantante in periodi piu o meno tumultuosi, poi io ci cado in amore con tale cantante. Identifico il potere terapeutico delle sue parole con lui medesimo- e mi trasformo da seria Ing. a groupie della peggio categoria.
E' successo nel 2011 con Vinicio Capossela, che ho fisicamente inseguito a fine concerto per ringraziarlo e per farmi fare un autografo- con scene al limite della demenza.
E' successo di nuovo col Cile, che mi ha accompagnato nei peggio mesi di questo 2013, e che io volevo a tutti i costi salutare e ringraziare.

Per cui, a fine apertura, corro dietro al palco e sorridendo a 365 denti a una guardia giurata (penso fosse una guardia giurata, boh), mi metto ad aspettare che esca. Sola con la sista.
Lui mi viene in contro, mi saluta, si presenta e ci facciamo una foto. Che poi a me la foto non interessava per nulla. A me interessava soltanto dirgli grazie.
Cosa che ho fatto. Non so se lui ha capito esattamente cosa volessi dirgli con quel grazie, ma tant'e'.

Sono tornata a casa contentissima.

Sabato invece, correndo correndo, sono riuscita ad arrivare al concerto dei Muse 2 minuti prima che iniziasse.
Ma sono stata li, senza gioia particolare, ad ascoltare si della musica ben eseguita live, ma niente a che vedere con l'atmosfera di Jovanotti del weekend scorso.
Non c'e niente da fare- la musica nostrana a me da molta piu soddisfazione.

E qui iniziano a serpeggiare certe domande. Che cosi, tutto di un tratto, mi iniziano ad affollare la mente e il cuore. Le rigetto, non le voglio ascoltare, non voglio rispondere, ma sento che iniziano a prendere campo. Spinte anche dalla sista.
E dalla nuova situazione che, oltre alla leggerezza d'animo e cuore, ha portato a capire che certe cose, certe sfumature, che nonostante per anni abbia detto "posso vivere senza" in realta' poi senza io non ci posso stare.

O forse e' solo l'orologio biologico, che tra 1.5 anni punta i 30 e mi porta a rivedere l'oggetto che ho in mano da una angolazione diversa, nuova, e quindi a chiedermi "e adesso che ne voglio fare?"

Per ora le ricaccio da dove vengono ma so che prima o poi, a queste domande, dovro trovare risposte.
Anzi, peggio, dovro' definire azioni precise.

Ma ora non ci voglio pensare.
Torno a canticchiare il cile.




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