29 lug 2013

Giorno 103&104&105- Monday with a kick

Ultimo lunedi di lavoro primo delle agognate, sognate, attesissime vacanze.
Odio la parola ferie, btw. Mi ricorda che non sono libera di fare e di brigare come voglio, ma devo rispettare giornate assegnate e piani stabiliti.

Ultimo lunedi di lavoro con gli occhi un po' gonfi di chi si e' svegliato all'alba delle 5.30, ma col cuore leggero come se in realta' mi fossi fatta una dormita di lusso fino alle 12.

Il mio weekend e' stato un alto e basso continuo, un po' per quella bitch della SPM, un po' perche' forse proprio ho bisogno di staccare.

Sento che certe nubi, o grovogli, si stanno piano piano dipanando. La chiarezza si fa strada, ma non e' una cosa semplice. A volte e' un processo doloroso. Come, del resto, lo sono tanti cambiamenti.
Ma so che e' un percorso che portera ad un miglioramento, per cui lo accolgo, lo lascio fare, anche se mi pizzica e mi da qualche calcio.

Passo molto tempo da sola, ultimamente. Ne sono quasi costretta- i miei amici sono in evoluzione e non stiamo andando proprio di pari passo (ieri ero ad un baby shower, per dire), ma  ricerco anche io stessa questa dimensione.
Che i pensieri, li gestisco meglio se sono stesa sul mio divano ad ascoltare musica. O mentre faccio la pizza scottandomi le cosce senza neanche rendermene conto. O quando ricamo come una vecchietta il mio GuFetto strizzando gli occhi che non ho mai abbastanza luce. Oppure mentre metto apposto questa casa che pensavo sarebbe stata per un bel po' e invece ora chissa'.

Anche quando sono in mezzo alla gente, in mezzo ai miei amici, mentre mi godo un panorama che non mi stanca mai mangiando cibo greco un po' troppo salato, la mia mente continua a lavorare a macinare a generare sensazioni per cercare di portarmi da qualche parte che ancora non so ma che inizio ad intuire.

E il tempo passa veloce, cosi.
Sembra ieri che ripartivo col cuore un po' meno vuoto da Casa per tornare in una citta' di K. molto meno famigliare di quando la avevo lasciata.
E invece eccomi qui, 4 settimane dopo, mille stupende ore di Skype, 50 autoscatti, 1 km di parole su whatsapp, un numero significativo di paranoie in meno, un numero ancora piu significativo di bei momenti dopo- mi preparo a questa ultima settimana di lavoro.

"La domenica passa, ragazza non fuggire. Poi arriva il lunedi, e finiscono gli amori" diceva Neruda.
Ecco, magari la parte del lunedi anche no, ma la domenica e' passata.
Io non sono fuggita.
Non fuggire e' una cosa nuova per me.

Piccole donne crescono.


26 lug 2013

Giorno 100&101&102- just keep swimming

Quante volte l'ho usata questa frasina come piccolo motivante.
Viene dal cartone "Nemo", il mio preferitissimo.
Quando Marlin continua a brontolare, Dori (che adoro) inizia a canticchiare "Just keep swimming, just keep swimming"..
L'ho adottata coma piccolo mantra nei momenti di overload.
La usavo ai tempi dell'universita, che ora mi sembrano cosi lontani, quando avevo tomi sulla scrivania e 36 matite colorate per sottolineare ed imparare tutte quelle cose che mi piacevano da morire.
La usavo sotto tesi, di ritorno da 8h di tirocinio, spersa nei sobborghi alle porte di Roma, con una data di scadenza e pochissimo tempo per godersela.
E la uso frequentemente, da 5 anni a questa parte, quando il lavoro diventa troppo stressante, troppo demanding, troppo troppo punto.

E quindi swimmo, swimmo verso la mia vacanza che inizia tra 7 giorni precisi e che quest'anno io non riesco piu ad aspettare.

La vita cambia, le priorita' con essa.
Una volta scappavo con tutta me stessa dalla spiaggettina che avevo dietro casa, assolutamente viziata e incosapevole della fortuna che avevo ad "essere nata al mare".
Ora la bramo, neanche fossero i caraibi.
E anzi- non mi interessa assolutamente investire tempo, ad agosto, in altre spiagge e altri lidi.
Dietro casa, con i miei amici che sono tutti li per ferragosto, la granitina al bagno che mi ha vista adolescente, i giri in vespa con la sorella, la bestie che ho incontrato da tutt'altra parte ma che abita li vicino, il migliore amico sempre in spiaggia e la migliore amica con gli orecchini a forma di cavalluccio marino che s'e comprato insieme durante una delle nostre passeggiate notturne. Gli aperitivi alcolici che sostituiscono la cena, la doccia nel bagno che ho sempre odiato per i ragnetti, le infradito mentre mi provo vestiti fighi nel mio negozio preferito, il quadrilatero della morte dove riesco a spendere 100€ in 5 minuti ogni volta che ci capito.

Tutto questo, in blocco, rappresenta il mio paradiso d'agosto.

Poi sto volutamente tralasciando di dire che quest'anno il mio paradiso d'agosto si arricchira di un elemento ancora piu precious. Che le mie giornate probabilmente scorrerano in maniera diversa dal solito, che vedro probabilmente molte piu albe di quante ne abbia viste in vita mia e probabilmente respirero profumi cosi intensi e cosi buoni che non sapro piu farne a meno dalla fine delle mie due settimane.
Tralascio di dire che quest'anno non mi importa nemmeno di spalmarmi al sole, che un terrazzo andra piu che bene, e non uscire mai e stare al chiuso di una stanza fresca rappresenteranno i migliori dei programmi possibili.
Tralascio di dire che quasi non mi ricordo neppure che ho 6 giorni di Puglia  prenotati e pronti perche' tutto il focus sara' invece li, dietro casa.

Che io ho camminato tanto e  ho preso tanto vento (cit.) per poi trovare il paradiso, all'improvviso, a 10 minuti da Casa.
La vita e' strana. E' bella. E io mi sento tanto grata.

...Just keep Swimming, Just keep Swimming....

Source:http://24.media.tumblr.com





23 lug 2013

Giorno 99- Get a Life!

Eccomi qui, felice ed ingrassata, rapidamente tornata nelle mie abitudini da non-single.

Fidanzata non la sono perche non ho un fidanzato.
Ho un Long-distance-date.
Che come si fa a uscire con uno a distanza non lo so, ma rende bene l'idea.
Cose indefinite, senza che io abbia alcuna voglia di definirle- perche vanno bene, benissimo come sono.
Che sono piene, e sono presenti, e sono costanti e sono anche in crescita.
Quindi non ho proprio niente di meglio da chiedere.

Ma anche se non sono fidanzata cio' non significa che sia single- perche' la mia testa e i miei pensieri si volgono tutti verso una direzione ben precisa. Quella e nessun'altra.
Quindi Non- single, direi proprio che sono una non-single.
Di piu', non so.

La condizione di non-single mi riporta in quella stupidita' della versione accoppiata di me.
Tutta quella voglia di fare, lo stare sempre e solo in movimento, sfruttare ogni occasione per levarmi di casa e fare cose nuove- puf. Dove e' andata!?
Ma porca miseria, la avevo appena ritrovata, me ne beavo, mi dicevo "cosi, semper ed imperitura" e invece cambia il vento e torno alla quiete.

Che non mi interessa nemmeno cucinare, che le mie serate vanno bene cosi, distesa mezza nuda sul divano di una calura tedesca totalmente inaspettata, al buio di uno schermo acceso e di una voce che arriva chiara, nitida, dolce e pacifica da qualche posto preciso dell'universo.
Le ore scorrono, tra fiumi di parole che non so nemmeno da dove sgorgano- io tutti questi pensieri, tutti questi ragionamenti, dove li ho fisicamente conservati in tutti questi anni? sono loro che mi pesavano sulle spalle come piombi? dove si erano cacciati?
Il tempo mi passa alle mani e non concludo nulla- non mangio, non cucino, non vado in palestra, non esco a godere il caldo della notte. Di pratico non faccio nulla.
Ma vado a letto cosi leggera che ci vorrebbero le corde a tenermi, leggendo due pagine di libro a sera con un sorriso sulle labbra che i muscoli facciali mi stanno ringraziando per l'esercizio che gli sto garantendo. Piu' rughette intorno agli occhi, ma guance sicuramente piu' toniche.

Una parte di me e' profondamente incazzata- che io faccio e rifaccio piani, definisco modi di vita che non devo mai piu abbandonare, celebro la mia indipendenza- per poi perdermi al primo "ciao."
L'altra mi dice di fare come mi viene, che la fase passera, che la leggerezza e' bene raro e quindi lasciamoci cullare finche' si puo'.

Ma ho promesso alla bestie di tornare a vivere, e sta sera porto il culo in palestra lo giuro.
E riusciro' a buttare giu dopo una telefonata ridotta, lo giuro.
Leggero' 10 pagini del libro, lo giuro.

...
...
o almeno ci provero'...
Source: comingsoon.net


21 lug 2013

Giorno 95&96&97&98- lo si capisce dalla reazione

Questa settimana mi sembra di aver parlato solo che di ex.
Non so, si vede che sono particolarmente ispirata.

Mercoledi sera ho avuto un tete a tete con l'ultimo.
Iniziato in modo molto strano, con le sue solite battutine a confermare un certo voler fare sempre il figo e il conquistatore- che poi figo e conquistatore non lo è stato mai, ma sapete, conta sempre l'apparenza.
Passano i mesi, gli animi si calmano e si riesce poi a mettere a tavolino certi pensieri, certi ragionamenti e certe analisi che si sono fatte- per potere andare avanti e mettere alle spalle la relazione fallita.
Questo in teoria.
Questo in teoria con tutti tranne lui.

Proprio non ce la faccio. I suoi modi mi irritano, perche sono esattamente gli stessi che mi hanno ridotta sul lastrico emotivo. La gente non cambia. Non cambia mai.
Quindi ci ho dato su, ci ho rinunciato a fargli capire cosa e perché non è andata.
Tanto io lo so, cosa è successo. E questo dovrebbe bastarmi.

Ad ogni modo, il tete a tete a qualcosa è servito. Mi ha fatto capire un'altra di quelle verità universali.
La formulerei così: "un ex è stato importante in maniera proporzionale alla disperazione che si prova quando si viene a sapere che ha una nuova".

Io e C.  (ex-1) ci siamo lasciati a tavolino, perche obiettivamente non stavamo andando da nessuna parte. Però lui era stato C. e la attrazione fisica mica poi era scemata da un giorno all'altro, anzi. Per cui ancora ci si vedeva di tanto in tanto, e in quei tanto in tanto io finivo puntualmente nel suo letto. Senza troppi coinvolgimenti, pensavo.
Fino a quando mi annuncia di essere uscito con una e che gli piace molto e quindi non lo sa cosa è ma me lo vuole dire prima che succeda altro.
E li scatta la disperazione più nera- cartoline attaccate al separè della mia scrivani accartocciate, tagliate in piccoli pezzettini molto lentamente e poi buttate via, sotto litri di lacrime. Mesi di tormento, blocchi su facebook, cancellazione dei numeri.
Fino a quando non riesco ad accettare che il mio momento era andato e dovevo lasciare spazio al nuovo- riferendomi alla mia di vita, ovviamente (lui e la persiana di turno potevano andarsi tranquillamente a fottere).

Io e K. ci siamo lasciati nel tumulto, nel rancore, nel dolore, nella bugia del "stiamo un po' soli e poi vediamo che farne di questi 10000 euro di cucina e di appartamento arredato da soli tre mesi".
Poi le vite si sono davvero separate, io mi sono rimessa in piedi, ho fatto chiarezza, ho parlato tanto con DrE e alla fine ho capito, sentito, ammesso che di K. io non sono mai stata neanche innamorata.
E se volevo la prova, questa è arrivata candida e puntale mercoledi.
Al suo annunciarmi che si fa la coinquilina (aiutatemi a dire quanto sia cliché e orrida la situazione!), io mi sono incazzata solo per i 1250euro di provvigione che pagai per quel dannato appartamento e che ora questa coinquilina/concubina si sta allegramente godendo.
Per il resto, auguri e figli (tedeschi) maschi.

E i miei amici che mi dicono "per fortuna che anche tu hai un filarino se no sai che botta?".
Ma de che.
Niente botta.
Se mai botta di culo di essere, ora, col filarino nuovo- che mi sta rimettendo al mondo e se mi fa pensare alle cucine è per pensieri non proprio ortodossi.


W le botte di culo se ti portano anche a farti gli autoscatti sorridendo!

17 lug 2013

Giorno 94- I rischi che ho corso

A quest'ora potevo essere sposata e accasata in una villetta a schiera in toscana, a pochi km da pisa.
Ricercatrice presso UNIPI, o magari ing in qualche azienda dell'hinterland pisano.
Una belle fede al dito, programmi di figlioli che arriveranno presto.
Un gatto, forse due, e una vetrinetta con il servizio buono regalo del mio matrimonio.
Ferie al mare, a casa mia, o in qualche zona non troppo esotica che fa da borghesi.
Esperta conoscitrice del tennis e di tutta la discografia di guccini.
Una scheggia nello sci, che la casa in montagna s'ha, parlerei un misto tra il ligure e il profondo toscano.
Maga in cucina, che la socera proprio tutto sa fare tranne che cucinare e quindi c'e da compensare, avrei una bicicletta da corsa nel garage e un completino serio per usarla su e giu per le colline caldissime e deserte di luglio.

Oppure.

Convinvente sempre in quel di pisa o magari in una relazione a distanza milano-pisa o roma-pisa (di piu no che non si puo). Ing in qualche grande azienda corporate.
Anni di storia alle spalle, cinemini intimi con film retro la domenica sera, ti-prendo-e-ti-porto-via settimanali per cenette romantiche. Discussioni filosoficol-politiche molto frequenti, libri come compagni di viaggio preferiti, musica anni 50 in continuo loop.
Un bagaglio di visite reciproche in vari periodi erasmus sparsi per l'europa, molte citta viste insieme da turisti modello, milioni di storie inventate a tavolino per fare ridere gli amici di gusto.
Bugie da estirpare, telefonate lungherrime con madre padre e nonna per descrivere cosa s'e mangiato a pranzo, lotte per imporre una certa armonia di colori nel suo vestiario.
Natali e capodanni in sicilia e nessun altro posto mai, esercizi alla spalliera e lezioni di dieta.
Vanterei nel mio expertise molti piatti ottimi insegnati dalla socera, serviti su piatti probabilmente tutti troppo colorati regalati in varie occasioni. Problemi di peso a go go, che tra i due non si sa chi e' il piu pigro.

Oppure.

All'alba di una trasferimento a Dubai, pronta dopo anni a rimettermi in una relazione a distanza con fuso orario incluso. Settled nella citta' di K ma con piani di trasferimento immediati. Ing per la azienda per cui lavoro ora.
Parlerei d'amore in inglese, penseri d'amore in inglese, farei sesso in inglese.
Avrei imparato a capire cosa mi vuole dire anche se non lo fa e andare oltre quella freddezza propria della sua cultura, mentre pasteggio a burger e altra roba americana molte, troppe volte a settimana.
L'abbonamento in palestra mensilmente pagato, ogni tanto sfruttato anche insieme, conoscerei francoforte come le mie tasche. La mia auto avrebbe macinato mille mila km nell'andare su e giu per la germania ogni weekend, avrei due gruppi di amici molto diversi e distinti ma tutti english-driven.
A casa per natale forse non si sa, e vacanze al mare non troppo mare che poi ci si scotta.
Uscirei di casa al sabato solo all'alba delle 5 del pomeriggio, che si e' lenti a prepararsi, guarderei ancora piu telefilm di quanto non faccia ora. Abercrombie and fitch sarebbe il negozio piu visitato ever, e NYC  sarebbe una seconda casa a forza di andarci ogni anno.
Cucinerei poco o niente ma sempre tanta pasta al pesto. Mi sentirei una drammatica del cazzo al limite della pazzia.

Oppure.

Avrei una bellissima cucina da 10.000 Euro, che s'e scelta insieme per l'appartamento che si condivide. Due dolcissimi gatti e un giardino con fiori ben curati.
Parlerei in inglese ma sarei costretta ad usare spesso il tedesco anche se non mi va.
Maga in cucina, ogni venerdi sera una buonissima torta pronta per fare colazione nel weekend.
Esperta conoscitrice delle saune, non avrei piu problemi a farmi vedere nuda da questo o quello.
Laringe rovinata dagli urli, avrei pianto tante troppe lacrime.
Mi sarei guardata allo specchio e chiesta piu volte perche quel piombo dal petto proprio non se ne vuole andare. Quanti problemi inventati che non mi rendono felice!
I miei sabati sarebbero stati piuttosto solitari, con poche cose condivise.
Il letto sarebbe stato il luogo della noia e del disinteresse piu totale.
Snorkelling sarebbe diventato uno dei miei sport preferiti, mentre cerco in tutte le maniere di trovare qualcosa da fare nel mio tempo libero per dimostrare di non essere cosi male come persona come mi dicono.
Avrei avuto weekend nel sud della germania, in una famiglia che mi chiama col nome sbagliato e che non ha una minima idea di chi sia veramente.
Persa tra i miei vorrei, avrei continuato a sopravvivere giorno dopo giorno nella speranza di affondare le radici fluttuanti.

..... impressionante, quante shades of me ho realizzato.
... Julia roberts e le uova di "se scappi mi sposo" non sono niente rispetto a me.
"During his research for the story, Ike realizes that Maggie is adjusting her interests to mimic those of her fiancés in order to please them. This is signified most prominently by her choice of eggs, which changes with each fiancé"



16 lug 2013

Giorno 92 & 93- le scarpe da corsa

A leggere il titolo, si potrebbe erroneamente pensare che io sia una sportiva.
Giammai.
Lungi da me.
Anche se domenica ho in programma una corsa stranissima, dove mi lanceranno colori addosso e sputero vernice per un giorno, e a giugno ho fatto i famosi 5.6 km a francoforte- io sono tutto, tranne che una sportiva.

Le scarpe da corsa sono una metafora che ultimamente uso spesso e volentieri.
Le ho sempre pronte, li, alla porta, per infilarle e a scappare a gambe levate.

Scappare da tutto e tutti, da qualsiasi situazione che mi prenda la gola e mi levi il respiro.
Altra metafora molto pertinente, per una claustrofobica che non riesce nemmeno a mettere naso e bocca sotto la doccia per paura di non avere aria. (Che tipo anche quando mio padre mi abbracciava stretta, io mi divincolavo forte perche mi sembrava di non avere aria e lui mi prendeva in giro a riguardo, per i miei movimenti tipo testa di tartaruga).

Scappare sembra sia la soluzione ai miei problemi.
Da sempre.
Sembra che io le emozioni, per quanto le voglia, per quanto le desideri tutte, per quanto le brami sulla pelle- non sono proprio in grado di gestirle bene. Non bene quanto le situazioni pratiche, razionali, precise e quindi controllabili.
Una control freak. Mi scopro una control freak peggiore di quanto pensassi.

E quindi eccole li, le mie scarpe da corsa.
Mi ferisci con una parola, opera o omissione? la mia prima reazione e' dire ciao, non ci vediamo mai piu.
Non mi chiami quando dovresti? io penso a spegnere il cellulare e non sentirti per giorni
Dici cose che mi fanno presagire rischi di culo per terra? io mi rabbuio e non voglio piu parlare.

Correre, correre, correre.
Nella speranza che qualcuno poi mi acchiappi, che mi freni, che mi faccia fare un respiro enorme e mi tranquillizzi, che mi dica che di aria ce ne e' quanta ne voglio, che non ho la stretta alla gola, che le ondate di paura passano veloci tanto quanto vengono, che non deve per forza andare sempre tutto male perche non ci sono fatti che comprovino queste profezie maya.

Non sempre pero' si trova qualcuno che ha deciso di mettere li all'ingresso, di fianco alle tue, le sue di scarpe da corsa. Pronto/a a partire di sprint appena vedi che prendi la porta e te ne vai.
Anzi. E' difficile.
E mi dico che se esiste qualcuno cosi, se lo trovi qualcuno cosi, forse sarebbe il caso di correre di meno.

-..Run less, forrest, run less..


14 lug 2013

Giorno 90 & 91- pensieri sciolti di una domenica sera

Domenica sera, ancora chiaro, di ritorno da una cena fuori.
Penso e lascio tutto andare a briglie sciolte, strema of consciousness de noartri.

L'ex dell'università ieri s'è sposato. Con quella che al tempo era la migliore amica anche se a me ha sempre convinto poco come etichetta- e infatti.
Le poche foto che ho visto m'hanno colpita.
Lui non è stato amore per me, io so di essere stata amore per lui.
Certa, certissima, talmente certa che questa cosa lo rende speciale per me nonostante non sia stato amore. Uno dei pochi, al mondo, che mi hanno conosciuta davvero, nel profondo, e ancora mi volevano anzi mi volevano da morire proprio per quello.
E quindi speciale. Lui per me, ma non io per lui.
Vedi la vita come ti ridà pan per focaccia.

Le foto m'hanno colpita perché lui era lui e ora non si sa cosa è ma non è davvero più lui.
Una fede al dito rimuove di botto ogni ricordo condiviso, fa tabula rasa.
Anche se sono passati anni e annissimi, fino a quando non arriva la fede al dito tutto rimane in uno stato di "on hold" temporale, sospeso in un passato non passato.
Ora invece tutto è andato, quei minimi fili sono stati recisi e un pezzo di me, del mio bagaglio, è stato buttato a mare.
Dovrei sentirmi leggera. Invece mi sento pesante.

Pesante da questo dialogo, che è del film "before sunset" ma che potrebbe essere uscito direttamente dalla mia testa: "i miei ex si sono sposati e poi mi hanno ringraziata di aver insegnato loro l'amore.vaffanculo! potevano chiedere a me di sposarli. Avrei detto di no, ma almeno potevano chiedermelo!".

Che gli altri trovino l'amore della vita, peggio ancora, che gli ex trovino l'amore della vita, mi scatena un senso di inadeguatezza senza pari. Di invidia profonda.
Mi chiedo io che cosa abbia di sbagliato, quali sono queste pretese assurde che ho, quali siano i difetti così profondi del mio carattere, da rendermi una 28enne quasi 29, single, nella jungle più jungle ma soprattutto un misto di cinismo, pragmaticità e realismo che mi hanno creato una corazza che non so portare.
Me lo chiedo e non trovo risposta, né trovo consolazioni o prospettive future rassicuranti.

E nemmeno il mio ritorno a casa in bicicletta, al tramonto, dopo una cena leggera e interessante, ascoltando caetano veloso e paloma.
Nemmeno il mio essere sempre più consapevole di avere fatto mille passi dalla ragazzina che lasciò casa 5 anni fa.
Nemmeno colui che da qualche parte nel mondo esiste, anche se stasera è in un mutismo sospetto.

Niente di questo mi porta un po' di pace stasera.

Le salite, e le discese.
C'è bisogno di imparare ad affrontarle meglio.


12 lug 2013

Giorno 87&88&89- i sogni son desideri

Capitavo qualche giorno fa sul bel blog di yellowcab e sono incappata in una frase che non avevo mai letto prima, originata da una qualunque Virginia Woolf.

Libera, scarmigliata e fiera.

Tre aggettivi che mi hanno colpito moltissimo, perche rappresentano cio' che io, ogni giorno, voglio essere.

Ultimamente ci penso spesso, a chi sono, come sono, ora, in questi giorni, in questo momento di vita.
I recenti incontri con il passato hanno iniziato questa girandola di pensieri e di analisi- che poi perche' io non la smetta di analizzare, ancora non lo so e non lo capisco.

Avete mai sentito parlare di quel video in cui un professore ormai all'ultimo stadio di una brutta malattia ricorda ai suoi studenti di soddisfare quel sogno che avevamo da bambini, come one and only goal della vita?

Un paio di anni fa un collega me lo aveva segnalato e, ovviamente la cosa mi aveva ispirato moltissimo.
Pensavo e ripensavo in quei giorni a cosa sognavo da bambina, e scorrevano davanti a me immagini piuttosto ben definite: fare l'avvocato (che io, pratica, sempre) e vivere in america in una di quelle casette con il giardino e il marciapiede su cui pattinare.
Sogno talmente definito che anche quando, nel 1998, la mia prof di italiano delle medie mi chiese di descrivere la me del 2014- io l'avevo posizionata all'ultimo piano di un grattacielo in california, sposata con una figlia di 3 anni che inziava l'asilo, con in tasca una laurea in giurisprudenza presa Berkeley (ispirata dal viaggio in USA del 1996).

Non sono un avvocato, ma una ing. Non vivo in America, ma in Germania. Sono tutto tranne che sposata e di figli in vista non ce ne sono per un bel po'.
Pero'.
Se scorro i miei diari, negli anni, quando fantasticavo sulla me del futuro, mi descrivevo sempre cosi': "bella perche' interessante, perche' sa cosa vuole e sa il fatto suo"

Oggi, adesso, in questo momento di vita- io quel sogno l'ho realizzato.
Sono libera, scarmigliata e fiera.
Sono diventata cio' che volevo essere- indipendentemente dalla professione che ho scelto o dal luogo in cui vivo.
Mi e' costato tanta fatica, tante lacrime, tanto sudore e tante fisime mentali.
Soprattutto mi e' costato tanto coraggio ammetterlo a me stessa.
Io, con tutti i miei difetti, con i casini che ho combinato, con gli errori che ho commesso, con i fallimenti che ho alle spalle, con le debolezze che ho, con i pattern ricorrenti che mi caratterizzano, io, sono cio' che ho sempre voluto essere.

Libera, scarmigliata e fiera.
Anche se sullo scarmigliato diciamo potrei fare meglio. Che le cose migliori nella vita sono quelle che ti spettinano- e non ci si spettina ne' a comando, ne' in maniera controllata.



E ditemi se questo non e' essere scarmigliati (di prima mattina) :)

09 lug 2013

Giorno 86- svegliarsi bruscamente

Oggi e' martedi, ma per il nervoso che mi serpeggia dentro potrebbe essere tranquillamente un lunedi.
Anzi, ancora peggio, un lunedi dopo due settimane di vacanze- quando tornin in ufficio e sei di un blue, ma di un blue, che il video dei Groove Armada con lei che guarda la boccia dell'acqua tutta triste, non e' niente in confronto.

Nervoso serpeggiante dal primo momento in cui ho aperto gli occhi questa mattina. 
Si fa presto ad abituarsi a certe cose. Ad aprire gli occhi e cercare un messaggio che di solito, puntualmente c'e, e coccola i primi momenti della mattina (arte delle piccole cose).
Si fa presto a sentire cose lontane e complicate, come reali e possibili, quasi tangibili nonostante siano fatte di parole scritte (tante) o ore di skype (tante).

Si fa presto.. e si fa altrettanto presto a risvegliarsi bruscamente.
Il reale si fa virtuale, il tangibile si fa effimero, e l'umore assume colori bluastri.
Ritorni con i piedi per terra e rivieni messa al tuo posto.
Che forse hai corso troppo di fantasia. E la pancia, quando e' lei che governa tutta la questione, e'
troppo pericolosa perche su quel dannato accelleratore ci da giu pesante.
Una parola, o una non parola, e ritrovi la dimensione giusta. Riprendi in mano il filo, per dirla con una metafora a me molto cara, e capisci bene cosa hai davvero per le mani.

L'umore e' bluastro.
Pero' i miei capelli oggi sono un po' mossi, e sogno la permanente che mi voglio fare. La dieta e' spot on, ho le scarpe col tacco e mi hanno anche regalato 100 euri cosi dal niente.
Ieri ho cenato fuori, nel mio giardino, offrendo una matriciana deliziosa accompagnata da un ottimo bianco.
I miei gatti sono terapeutici e ho una settimana abbastanza buona davanti.

Mi penso e mi riapproprio del "io sono qui ora. non altrove. qui. questo qui cosi ricco e che mi e' costato tanto sudore".
Ora mi sento schiacciata al suolo, come quando la pressione atmosferica ti rende pesante pesante che non riesci a muoverti.
Ma e' un momento e passera'.
Deve passare. Perche proprio non ne ho voglia di vedere il pavimento da cosi vicino. 
Ho gia dato.

Storie di umori instabili. 
Storie di una me che non sta ancora perfettamente bene.
Ci vuole pazienza, cuore un po meno vuoto- ne hai?

Mi ricordate di prendere una vasca da bagno e tagliarla a meta'?
`(Holly non aveva i blues, ma le mean reds-  e quelle meritano un post a parte).

08 lug 2013

Giorno 82&83&84&85- di weekend romani e domande sibilline

I miei lungherrimi 10 giorni italiani sono volti al termine, e sono tornata qui, nella citta' di K. che da ieri mi sembra un po' innvervosita con me.
Fa la gnorri, non si vuole fare riconoscere a pieno, mi regala un sole a 28 gradi per confondermi le idee, fa un po' la misteriosa- mi tocca rimettermi li e riconquistarla.

Roma e' stata splendida come solo lei puo'.
Venerdi sera sono andata, con la sista, all'ippodromo delle capannelle per RockInRoma.
Il concerto vero era di Gazze', che mi piace un sacco e che sono andata ad ascoltare molto volentieri.
Ma in realta' i biglietti li ho comprati solo per ascoltare live Il Cile, che apriva.

C'e un fenomeno per cui, se ascolto ossessivamente la musica di un certo cantante in periodi piu o meno tumultuosi, poi io ci cado in amore con tale cantante. Identifico il potere terapeutico delle sue parole con lui medesimo- e mi trasformo da seria Ing. a groupie della peggio categoria.
E' successo nel 2011 con Vinicio Capossela, che ho fisicamente inseguito a fine concerto per ringraziarlo e per farmi fare un autografo- con scene al limite della demenza.
E' successo di nuovo col Cile, che mi ha accompagnato nei peggio mesi di questo 2013, e che io volevo a tutti i costi salutare e ringraziare.

Per cui, a fine apertura, corro dietro al palco e sorridendo a 365 denti a una guardia giurata (penso fosse una guardia giurata, boh), mi metto ad aspettare che esca. Sola con la sista.
Lui mi viene in contro, mi saluta, si presenta e ci facciamo una foto. Che poi a me la foto non interessava per nulla. A me interessava soltanto dirgli grazie.
Cosa che ho fatto. Non so se lui ha capito esattamente cosa volessi dirgli con quel grazie, ma tant'e'.

Sono tornata a casa contentissima.

Sabato invece, correndo correndo, sono riuscita ad arrivare al concerto dei Muse 2 minuti prima che iniziasse.
Ma sono stata li, senza gioia particolare, ad ascoltare si della musica ben eseguita live, ma niente a che vedere con l'atmosfera di Jovanotti del weekend scorso.
Non c'e niente da fare- la musica nostrana a me da molta piu soddisfazione.

E qui iniziano a serpeggiare certe domande. Che cosi, tutto di un tratto, mi iniziano ad affollare la mente e il cuore. Le rigetto, non le voglio ascoltare, non voglio rispondere, ma sento che iniziano a prendere campo. Spinte anche dalla sista.
E dalla nuova situazione che, oltre alla leggerezza d'animo e cuore, ha portato a capire che certe cose, certe sfumature, che nonostante per anni abbia detto "posso vivere senza" in realta' poi senza io non ci posso stare.

O forse e' solo l'orologio biologico, che tra 1.5 anni punta i 30 e mi porta a rivedere l'oggetto che ho in mano da una angolazione diversa, nuova, e quindi a chiedermi "e adesso che ne voglio fare?"

Per ora le ricaccio da dove vengono ma so che prima o poi, a queste domande, dovro trovare risposte.
Anzi, peggio, dovro' definire azioni precise.

Ma ora non ci voglio pensare.
Torno a canticchiare il cile.




04 lug 2013

Giorno 81- la pace del cuore (non proprio vuoto)

Come gia' detto, uso questo blog per fissare momenti precisi.
Eccone un altro.
Le 16.37 del 4 luglio 2013.
Valigia pronta sul letto, biglietto in tasca- pronta a tornare verso la Capitale per una due giorni intensi tra lavoro, concerti e party animalities per salutare l'ultima settimana romana della sorella.

Scrivo da casa. E' caldo ma non troppo. Respiro un bagnoschiuma non mio che mi crea scompensi a tratti e un tocco minimo di malinconia in altri.

Parto per Roma con la pace nel cuore. Un cuore un po' meno vuoto di quando sono partita.
Solo un pizzichino pero, niente esagerazioni, che di bruciare le cose e le sensazioni e le conclusioni non ne ho piu' voglia.

Mi sono trovata in queste situazioni molte altre volte, eppure oggi e' diverso.
Oggi la mia ansia da tutto e subito non si fa viva.
Oggi la paura del lasciare indietro qualcosa che poteva essere ma non sara' non mi sfiora nemmeno.
Oggi i dubbi sull'essere enough non mi passano neanche per l'anticamera del cervello.

Oggi io sono tranquilla.
Porto nel cuore-un-po'-meno-vuoto, sulla pelle, nella testa, sulle mie caviglie una pace che non provavo da tanto.
In parte generata da qualcunaltro, in parte generata da me- dalle mie consapevolezze, dalla mia serenita' di base, dalle mie gambe molto piu' forti.
Ma soprattutto generata dal fatto che mi sento di nuovo me stessa, a colori- forti, accesi, contrastanti, ma a COLORI. Dopo cosi tanto tempo che boh, non mi ricordo piu.

E ho capito che non riesci a essere te stessa con tutti, ma solo con l'"uno sul milione".
Proprio per questo va bene tutto. Soprattutto va bene la distanza: del tempo, dello spazio e fisica. Forse, spero, non mentale-ma vediamo.

E per essere una che odia dire ciao, prendere questa valigia col sorriso a 365 denti e' davvero una novita.



03 lug 2013

Giorni 79& 80- Vite parallele, how to

E' una settimana tonda tonda che sono nel bel paese.
Di solito scendo dal venerdi al lunedi, e sono talmente packed di incontri con amici qui e la che i giorni vanno cosi veloci da non accorgermene nemmeno.
Quando invece sto piu a lungo, la cosa e' insidiosa.
Perche ci vuole un attimo che mi riaggiusto al materasso duro, i muri blu, le foto appese alle pareti di una me 18enne, la mia corona d'alloro appesa allo specchio e tutta secca.

Ci vuole un attimo che sono di nuovo quella che va a pranzo da una nonna e torna a casa a piedi passando per i campi.
Ci vuole veramente poco poco poco, che quel pezzettino mancante, di cui parla DrE si riposizioni al suo posto e mi faccia sentire completa.

Se poi ci aggiungiamo che qui, l'ultima settimana, si e' divisa tra il mio letto vecchio e un letto nuovo, tutto ancora da scoprire... le cose si complicano ancora di piu'.

Perche tutto di un tratto mi sembra di vivere due vite parallele, che hanno poca, pochissima chance di incontrarsi mai.

A 1000 km da qui ho la citta' di K., i miei gatti, il club del libro, i miei amici-famiglia, una lingua diversa, il brunch della domenica pomeriggio e la solitudine/forza. A 1000 km da qui ho la nuova me, la me che cosi faticosamente ho messo in piedi piu volte, quella che "io in italia mai piu"

E invece qui ho questa stanza che ho abbandonato a 18 anni, che torno a vivere con la maturita e la liberta dei quasi 30 quando mi ripresento a casa alle 8 di mattina senza generare domande, gli odori che mi hanno cresciuta, il canto dei grilli di cui non mi ricordavo piu, l'odore di mare alle 4 di mattina, la pasta fatta a mano dalla nonna, la focaccina fumante dal forno fatta apposta per me, la radio e le canzoni tagliavene, la sorella vicina vicinissima. Qui ho la vecchia me un po' rivisitata, che si fa venire a prendere e si mette ad aspettare all'inizio della strada per un appuntamento, come non succedeva da 10 anni.

Sono due mondi totalmente diversi, due vite totalmente diverse- con al centro una me che si declina a seconda delle situazioni, ma che si disorienta anche molto.
Ci vuole niente per tornare un po a fluttuare nell'aria, mentre io voglio i piedi in terra, voglio il grip.

Senza contare ste farfalle, sta leggerezza- che proprio con i piedi per terra non mi vogliono fare stare.

Voi che magari passate di qui, che magari vivete in un posto diverso da dove siete nate e cresciute (anche in Italia, non serve l'estero)- vi capita mai di sentire questo fenomeno delle vite parallele?
Sono curiosa.
DrE avra' molto da ascoltare.


"La foto della scuola, non mi assomiglia piu'. Ma i miei difetti sono tutti intatti"

01 lug 2013

Giorni 74&75&76&77&78- strani giorni da gladiator in jeans.

Sparita per un weekend che e' iniziato gia dal mercoledi notte scorso, ritorno a questo blog sapendone un po' piu' di quando sono partita ma ancora un po' lost in translation.

"..Strani giorni, stiamo vivendo strani giorni".
Anzi, notti. Notti lunghe, lunghissime. Scandite da canti del gallo agli orari piu strani, ritorni a casa nel cuore della notte, pochissime ore di sonno e milla mile cose da fare durante il giorno.

Viaggi in treno su e giu per l'italia, tra Casa e la Capitale.
Concerti stupendi, allo stadio, di quelli che sei veramente contenta di esserci stata perche' forse rimarranno un po' nella storia.

Incontri con persone del mio passato, per serie incredibili di fortunate coincidenze.
Continuare a confrontarmi con la me del passato, capire sempre meglio certe cose- e anche che qualche  sogno forse l'ho davvero realizzato.
Inoltre, riguardare all'indietro e quasi provare tenerezza per quelle vecchie versioni di me- che quasi le vorrei tutte abbracciare e portare sempre con me.

Passeggiate notturne per una Roma che non puo che farmi ogni volta cadere innamorata pazza.
Chiedermi sempre come sarebbe se. E non voler dare risposta.
Che a volte mi piace cosi tanto vivermi il mio Paese come una turista, guardarlo con occhi sempre rinnovati e respirarne profumi famigliari e avvolgenti.

Ma soprattutto sono giorni in cui a volte perdo il grip e a volte lo ritrovo.
Momenti di tristezza autoindotta perche' la voglia di piacere a ogni costo, di essere enough, di volere essere cosi tanto che per me qualsiasi cosa, prevale e mi sovrasta.
E poi rigettare questo vecchio pattern, perche' so di essere titanica, di avere in mano io le redini del mio destino e della mia felicita. Ricordarmi che la mia vita nella citta' di K. e praticamente dorata e che quindi, no matter what, cado in piedi.

Sentirmi una "gladiator in jeans".
E una gladiator affronta gioia e dolore a testa alta.




Non c'e posto al mondo migliore di questo spot qui.