05 giu 2013

Giorno 52- convalescente

Io lo dico che quando mi viene tutta quella energia, poi dopo ci vuole poco che mi spiaccico al suolo.
Non da 10m come dopo la serata ad anello, ma da un paio, sta sera.
Il perché è sempre il solito.
Non do tempo al tempo.
Voglio talmente stare bene e mettere alle spalle quelle sensazioni dolorose, che se realizzo che ancora completamente bene non sto- mi arrabbio con me stessa.
In particolare, ci sono certi toni o certe implicazioni, che magari sono dure solo nella mia testa ma che vengono avvertite dal mio corpo forti e chiare.
Scatta automaticamente l'allarme. Mi metto al riparo.
Mi chiudo a riccio. Mi sento mancare l'aria e voglio fuggire.
Lo faccio.
E poi ci rimango male. Perché vorrei non avère così paura. Vorrei essere serena al punto di gestire anche le parole che sembrano dure.

Cuore malandato, puoi per favore deciderti a fare piccoli passi? A concederti un poco per volta? A mettere a rischio solo una tua minima parte?
Puoi tenerti un attimo più a freno? Solo un pochino, solo il tempo di far si che i lividi si asciughino e il ricordo del dolore sparisca.
Puoi concedermi momenti belli e farmeli assaggiare piano piano, che anche il gelato mangiato il fretta fa male alla testa?
Cuore malandato, datti tempo. Che poi sarai un'eroe.


"Come fanno le persone che vivono in citta' senza mare a trovare l'equilibrio?" (B. Yoshimoto).
Io vado al parco, per esempio.

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