26 giu 2013

Giorno 72&73- la prima maschera purificante non si scorda mai

Correva l'aprile 1999.
Sono passati tanti anni eppure certe immagini sono ancora molto nitide.
Io sullo stipite della porta di classe, una primina, che guardo verso il corridoio.
La mia amica di un anno piu' grande che parla con quel ragazzo che avevo incontrato a febbraio e praticamente piu' visto (come ci si puo perdere di vista in un liceo di provincia ancora mi e' poco chiaro).
Io che penso- "toh, guarda che lui ci sta provando con lei"
La mia amica che poi viene da me e mi dice: "mi ha chiesto se eri single e se poteva avere il tuo numero. Gliel'ho dato. Ho fatto bene?".

Il giorno dopo a casa il telefono squilla (il telefono di casa, non il cellulare- incredibile).
Mia mamma che mi dice "chissa', forse e' lui!". Io che rispondo "ma figurati".
Tiro su la cornetta: "Pronto, sono M. Potrei parlare con S.?"
Bum bum bum bum bum. Cuore in gola.
"Ssssi, sono io".
Ne seguono 30 secondi di "Si" e "No"- non riuscivo a dire altro.
Appuntamento per il primo maggio, alla rotonda.

Una settimana dopo, la giornata era grigia grigia. Mia madre entra in bagno e mi trova nella vasca con una maschera purificante verde, spessa 5 cm, sul viso. Ride.
Rido anche io. Perche' mi sia fatta una maschera purificante io non lo so.
Avevo 15 anni e non avevo idea di cosa si dovesse fare per prepararsi ad un appuntamento importante. Quello del "si, ci ho pensato, ci mettiamo insieme". La maschera mi sembrava qualcosa di speciale.

14 anni dopo, corre il giugno 2013.
Di maschere purificanti io non ne ho piu' fatte.
Ieri vagavo per il supermercato con la borsa stracolma di cibo per gatti.
Passando davanti al reparto cosmetici mi dico che dai, mi va di ripetere quel rito.
Ovviamente non ho 15 anni, ovviamente l'appuntamento non ha niente a che vedere con promesse di amore forever.
Ma per una volta, decido di coccolare questa stretta allo stomaco. Che e' sempre benvenuta. E di cui non mi stanco mai nonostante i mille fallimenti. Che magari domani e' passata e quindi va vissuta finche' c'e.

La coccolo con una maschera che sa di fragola e di impazienza.

E ragazze mie, la mia pelle e la mia pancia sta mattina sono una meraviglia!


24 giu 2013

Giorno 70 & 71- la questione annosa

Mi prendo una pausa dallo scrivere della mia situazione piu o meno sentimentale.
Il cuore vuoto si e' popolato di farfalle giganti, la pancia ha preso il sopravvento, la schiena e' scossa da brividini di pauretta, il cervello e' stato forzatamente messo a tacere.
Bene. Tutto questo e' stato detto e scritto.
E data la situazione di attesa (snervante, io non ce la faccio piu!), direi non c'e altro da aggiungere.

Mi prendo il tempo invece di parlare, oggi in questa giornata grigissima di inverno estate, della condizione di expat e come questa vari a seconda dei periodi e degli umori.

Una verita' che ho capito sulla mia pellaccia e' che se a prima vista il partire e lasciare il proprio Paese sembra il passo piu' difficile, il tornare non e' assolutamente cose' semplice come si possa pensare.
Direi per due motivi principali.
Il primo e' che, soprattutto se si vive in un Paese in cui la lingua ti rende la completa integrazione non immediata (tipo Germania se arrivi non sapendo il tedesco, esempio a caso), ti si crea una specie di sfida con te stessa- ogni giorno che sopravvivi, ogni giorno che ce la fai, ogni giorno che ti senti un pochino piu a casa nel nuovo posto, e' una vittoria. E rimpachettare tutto e tornare a casa sarebbe come ammettere a se stessi di non avercela fatta. Stupido, ma e' cosi.
Il secondo e' che lasciando il proprio Paese, l'angolo con cui guardi  certe cose cambia completamente. Si allarga. Per cui cio' che prima non consideravi come un potenziale ostacolo/problema/limite, dopo aver fatto esperienze in altri posti- lo diventa. E lo diventa ad un livello che a volte porta l'expat di turno a rigettare completamente l'idea di un ritorno in patria.

Cosi' a prima lettura si direbbe quindi che l'expat sia ormai convinto e felice e sereno della propria situazione di rimpiantato in un altro paese, convinto che tornare non sia il caso.

In realta' cosi non e'.
Quel piccolo dolore di non essere a casa ti perseguita ogni giorno. Camminare per strada e non capire a primo ascolto cio che gli altri dicono. Accendere la radio e non trovare canzoni dei tuoi tagliavene preferiti. Non poter fare battute di spirito con la commessa del negozio. Adeguare ritmi di vita a orari totalmente strani (tipo pranzo alle 11.30).
Mille piccole cose che ti ricordano che tu stai cercando di mettere radici in un territorio che non e' il tuo. Tipo un ulivo in montagna.

Certo il dolore si puo' curare. Esistono tantissimi metodi, supportati dalle moderne tecnologie.
Si puo' ascoltare la radio via internet, ordinare libri su amazon, imparare a cucinare quei cibi che di solito ti faceva trovare la nonna, impegnarsi a skypeare di piu e meglio, aggiornarsi continuamente sui tagliavene nostrani, guardarsi i film in streaming.

E poi il dolore puo' essere bilanciato. Da tutte le cose positive che il vivere all'estero ti porta. Le piccole cose nuove che si imparano ogni giorno. Lo stupore per cio' che si pensava universale e invece non e'. Il cervello che impara a partizionarsi in un'ulteriore lingua. Nuove tradizioni che ti porterai sempre dietro. La capacita' di non giudicare mai piu' perche' oggettivamente non puoi, i sistemi di riferimento sono diversi. Le persone, tante, varie, multiculturali, diverse, straniere come te, che ti attraversano la vita e ti lasciano un dono.

Ci sono giorni in cui ti senti di poter spaccare il mondo, perche' sei expat.
Ci sono giorni in cui ti senti di esserti imposta una pena da scontare, perche' sei expat.

Ci sono giorni in cui riuscire a mandare a quel paese l'operatrice di turno al telefono ti fa sentire forte.
Ci sono giorni in cui chiedere per l'ennesima volta di ripetere piu' lentamente ti fa sentire piccola e dobole.

Ci sono momenti in cui non hai bisogno di nulla.
Ci sono momenti in cui anche ascoltare i negramaro, come oggi in questa giornata grigissima di inverno estate, ti porta la fitta di nostalgia.



22 giu 2013

Giorno 68 & 69- la pauretta

Fisso i momenti su questo blog.
Fisso i momenti per rileggere il quando ancora non sapevo come sarebbe andata a finire.
Fisso i momenti per ricordare come stavo prima di scoprire il finale del libro.

Come se mi autoproducessi i "momenti prima di".

Sta sera tocca alla pauretta che provo oggi 22 giugno 2013, ore 20.48.
5 lunghi giorni to go.

Pauretta è un po' meno di paura.
La paura è qualcosa di abbastanza definito e anche abbastanza potente. Sai quando ce l'hai e sai anche benissimo quando non ce l'hai.
La pauretta invece è quella cosa indefinita, strisciante, tipo brivido che corre lungo la schiena.
La provi un secondo, e poi sparisce, e poi la riprovi, e poi sparisce... e poi è sempre li in agguato.
Basta che rilassi un secondo i muscoli, che allenti le viti del cervello, che tiri un sospirone del "penso positivo" che tac, eccola che riaffiora.
Subdola.
Stronza.

Pauretta per come andrà a finire questo primo capitolo.
Il capitolo iniziale direi.
Che a quelli dopo neanche ci ho pensato, neanche ci voglio pensare, perché la pancia rules e mi dice che bisogna solo lavorare di fantasia al primo capitolo.

Perchè, se dopo tutti questi fiumi di parole, se dopo i polpastrelli consumati dalla tastiera touch, se dopo le ore di sabato stesa sul tappeto invece di essere in giro a comprare reggiseni nuovi, se dopo il "non sei mai stata così rilassata, così serena ed abbandonata" alla Finardi...
Se dopo tutto questo bene.. le cose poi non funzionano, per quella bitch della chimica...
Se dopo tutto questo bene..io vengo bocciata.
Se dopo tutto questo bene..mi dicono che il regalo non era per me ma per qualcun'altra...

... beh, se dopo tutti questi "se" succede la worst case scenario...

Io starò malissimo.
E la cosa mi atterrisce.
E mi atterrisce ancora di più sapere che non posso fare nulla se non aspettare.
Dead woman walking all over again?



E mentre sono stesa sul tappeto, mando anche foto dei miei orribili piedi.
Per dire quanto sono comfortable.

20 giu 2013

Giorno 67- "Tanto sola te non ci sai stare"

Mio padre e' oggettivamente un oracolo porta sfiga.
Non ti ascolta mai molto. Prende una parola qui, una parola li e ne trae conclusioni il piu' delle volte catastrofiche, che i Maya al confronto erano degli zuccherini ottimisti.

Ieri sera mi chiama e mi chiede: " Sei felice?". Gia', voglio dire, che domanda del chezzi e' questa. Io rispondo tipo bambina che l'hanno colta sul fatto: "Si".
Lui: "hai un flirt?".
Io: "Piu' o meno".
Ed ecco che esce con la frase ad effetto: "tanto sola te non ci sai stare".
E aggiunge: "mi preoccupo solo di come gestisci le cose. Con l'ultimo ci sei andata convivere. Con il prossimi ti ci sposi. E con quello dopo ci fai un figlio. Cosi, a tavolino".

Notiamo che da per scontato che mi sposi e poi mi molli per fare il figlio con un altro.
Non l'ho mandato a quel paese perche ormai lo conosco. Inoltre un po' a volte ha anche ragione, purtroppo devo  ammetterlo. Gli ho chiuso la bocca dicendo "riadottiamo la strategia del don't ask- don't tell" (applicata con lui nei suoi primi due anni wild dopo la separazione).

Quelle parole mi sono rimbomate nella mente per ore pero': "tanto sola te non ci sai stare".
E mi viene da urlare un potente "'NON E' VERO".
Io sola ci so stare benissimo.

Ma che colpa ne ho io se quando ho deciso che basta non voglio nulla per un anno, quando ho sancito che singl is megl' che accoppiata, quando ho elencato tutti i vantaggi dell'essere indipendente- la vita, quella burlona, ti porta un regalo bellissimo?
E tu cosa fai? dici di no? Lo rimandi indietro? Ma che siamo scemi?!

Ovvio che no. Lo accetti.
E lo scarti pure piano piano, per paura che poi te lo portino via.
Lo guardi e lo riguardi e ti viene anche un po' di emozione tipo portarti la mano alla bocca.
Hai voglia di scoprire tutto tuttissimo di quel regalo, ogni angolo, ogni curva, ogni colore sapore e sfumatura. Ma anche di farlo piano per gustarti di piu la cosa.

Io il regalo non lo mando indietro proprio per nulla.
Il cervello l'ho messo in stand by. La pancia rules al momento.

E le parole di mio padre hanno solo lasciato una bella consapevolezza: che si io sola ci sto stare perfettamente. Lo so nel mio profondo. E' una verita' riconosciuta dal mio io.
E proprio per questo mi posso permettere, anzi mi merito di accettare questo regalo stupendametne e schifosamente speciale.

Padre, tie'!

Source: ameliaisland.com

19 giu 2013

Giorno 64 & 65 & 66- fenomelogia della checklist e della pancia

Ieri chiacchieravo su skype (stupenda questa new entry delle mie serate).
Ragionavo circa la paura che ho di me stessa e di ricadere nella fenomelogia della checklist.

La fenomelogia della checklist consiste nel fissare nel cervello cio' che coscientemente ti aspetti da un uomo: tipo di lavoro, tipo di studi condotti, localizzazione geografica, compatibilita' con la carriera, interessi piu o meno comuni.
Bella precisa, te la prepari e te la tieni a mente.
E quando incontri gente nuova inizi a misurarla rispetto a questa checklist: si, no, si, si, si, no, si.

Quando si incontra qualcuno che le caselle le ticca tutte o quasi- ecco che automaticamente il cervello si attiva e ti dice "ottimo, questo e' un candidato perfetto". Se poi malcapitatamente il candidato perfetto reciproca l'interesse- bum. E' fatta. Si inizia una relazione basata sulla checklist.
Che probabilmente andra' benissimo per un po'. Fino a quando un giorno ti svegli, te lo ritrovi di fianco, e non senti piu' nulla. Nulla. Zero. Niet.
Perche' le checklist non possono essere sufficienti ad alimentare amore.

Dall'altro estremo della fenomelogia della checklist, sta quella della pancia.
La pancia che non ha regole ne ragioni. Se incontra qualcuno che ti prende proprio li, nelle viscere, nel profondo- non risponde piu ad alcun criterio.
Tutto di un tratto non importa piu' che tipo di lavoro fa questo, che cosa o addirittura SE ha studiato, dove si trova nel mondo, quanto possa essere totalmente incompatibile con la tua carriera, o quanti e quali libri abbia letto.
Questo qualcuno riesce a prenderti e a portarti via. La pancia prende il sopravvento sul cervello. E continua a sussurrarti all'orecchio "Vediamo come va! Lasciati andare! Non programmare!".

Al momento io sto vivendo la fenomelogia della pancia.
E sono contentissima di questa cosa, perche' dopo i recenti casini avevo quasi perso le speranze di poterci riuscire, di poter abbandonare la checklist e spegnere il cervello.
Le mie viscere sono prese da una situazione talmente per certi versi assurda e complicata, che mi conferma che e' la pancia a guidarmi in questo momento. Giubilo.

Entrambe le fenomelogie riportate sono causa di grandi dolori. Di cadute che ti sbattono il culo per terra e ti rimbomba la testa, ti fanno male i denti.
Ma a questo punto, dopo essermi fatta tanto male per il mio cervello, sto coscientemente decidendo di lasciare che sia la pancia questa volta a farmi male.
Perche' secondo me tra i due mali, tutto sommato, se si guarda la big picture, e' quello minore.


Source: thesun.co.uk

16 giu 2013

Giorno 62 & 63- Sunday is a bitch

Pigiamata, occhi gonfi e voce rauca che potrei perfettamente in questo momento essere una fumatrice accanita da 20 anni- mi siedo al tavolo e consumo la mia colazione.
In solitaria.
Il weekend è quasi già finito, e questo è stato senza infamia e senza lode.
Un po' di grattacapi ma anche tanta stanchezza- che a forza di dormire poco e male, alla fine ne risento.
E poi vorrei ricordare a me stessa che ho corso i 5.6 km della vita questa settimana- normale che il mio corpo poi chieda una pausa dopo cotanto sforzo (ironia portami via).

Mi siedo al tavolo e consumo la mia colazione, dicevo. In solitaria, dicevo (e per fortuna, perché questo pigiama con le renne, a giugno per giunta, davvero non è materiale da condivisione).

Guardo fuori, il tempo è grigio, i vicini lurkano un po' dalle loro finestre.
E penso che la domenica da single sia il peggiore dei giorni della settimana.
Non mi ricordo dove ho letto una frase tipo: "Inferno è vivere nei secoli la domenica alle 19 di sera".
Vero. Verissimo.
Questa giornata maledetta ha il potere di farti sentire tutto di un botto la tua condizione di donna pigiamata con le renne, che si è svegliata per l'ennesima volta coccolata dal suo gatto e niente altro.
Ha la capacità di provocarti una apatia da sepellimento autoindotto nel divano, in uno stato di semi commiserazione.
E' in grado di dirigerti i pensieri verso ciò che non hai- tipo brunch amoreggianti, gite fuoripista mano nella mano, biciclettate e picnic oppure, la migliore,  letto letto letto per tutto il giorno spegnendo il telefono.

E' sempre stato così. Le domeniche sono oggettivamente odiose.
Anche ai tempi del liceo o dell'università, quando il sabato di solito non facevo niente e la domenica mi toccava tornare sui libri pronta per la settimana che era dietro l'angolo.
Oppure andavo al mare, ma con quel senso di colpa strisciante che dopo un paio d'ore mi faceva riportare il culo alla scrivania.

Sunday, con tutto il tuo grigiume mentale, quella lentezza stillicida, quella malinconia mal celata- sei una vera bitch.

E io dico no alle stronze.
Quindi oggi s'esce. Anche se ho 1574 panni da lavare. Anche se devo fare una torta per usare le uova che se no mi vanno a male. Anche se il pigiama con le renne in effetti è tanto comodo.
Io dico no.
E esco.
Dove non lo so ancora.

Raminga.


14 giu 2013

Giorno 61- a volte ritornano (con magno gaudio)

Diciamoci la verita'.
Ognuna di noi ha una lista di coloro i quali ci hanno fatto penare- the black list, come la chiamo io.
Non mi riferisco alla lista degli ex- quella e' di un altro colore. Direi red, come ci "metto un crocione rosso sopra".

Mi riferisco a quella di "coloro che potevano essere ma non si sono voluti concedere o se si sono concessi poi dopo sono spariti".

Black che piu' black non se po'.

Io la lista ce l'ho davvero, non solo mentale, ma ordinatamente riportata in una pagina del mio diario di sventure di questi anni.

Da qualche tempo mi diverto ad aggiornarla- in particolare annoto se colui il quale dopo un po' torna.

Per "tornare" intendo dire che il genio di turno, dopo aver sancito tramite silenzio piu o meno lungo la propria indiscussa (e virtuale) superiorita', torna a cercarti con una misera e stupida scusa.
O peggio, ti rende noto che ti ha ancora nel radar screen utilizzando gli ultimi tools della moderna tecnologia- tipo innondandoti di "like" su facebook. (molteplici volte ho sentito amiche dirmi " secondo me qui gatta ci cova, questo mi richiede di uscire perche ultimamente mi ha messo like dappertutto". conversazioni moderne).

Raga, statisticamente provato che il 90% torna.
E a volte le scuse di riallaccio-rapporto sono cosi stupide che le ho addirittura annotate.
"Sai ultimamente ci ho pensato un sacco, a quel gennaio (di millemila anni fa, ndr) e mi dispiace un sacco per come e' andata sai? cioe', sono stato proprio uno scemo. Ma del resto a volte si fanno degli errori". Non mi sono neanche degnata di rispondere.

Il punto e' che i black-listed sono stati sicuramente oggetto di qualche disperazione momentanea. Di dita anchilosate dal tenere in mano il telefono per controllare se rispondevano/chiamavano/esistevano. Di interminabili ore su skype con l'amica ad analizzare parole, opere e omissioni. Di zerbinaggi acuti, tipo comprare un DVD apposta solo per dirgli casulamente "ah si ce l'ho, te lo posso prestare se vuoi" (esempi di vita vissuta).

E quindi quanto tornano, questi ci regalano una gioia senza fine.
Il Magno Gaudio.
Perche' le inner goddesses in noi (e qui credo di stare citando 50 sfumature, per cui si, merito il cilicio) esultano.
E esultano ancora di piu' se siamo nello status mentale tale da poterli ignorare senza neanche pensarci.

Diciamo quindi tutte insieme grazie a coloro che ritornano.
A volte vale la pena disperarsi per n giorni, se poi segue il magno gaudio, no?


Tramonto ieri nella citta' di K. Quanto amo questo posto.

13 giu 2013

Giorno 58, 59 & 60- di corse, incontri e deja vu

Lo dicevo io che quando sono single faccio cose che da accoppiata non mi vengono naturali.
Del resto se una e' sola, e ha tempo a disposizione- no al divano e si a qualunque tipo di attivita' ricreativa.

Quest'anno nella lista ci va la corsa di 5.6 km a Francoforte.
La avevo gia' fatta nel 2011 e sono davvero contenta di aver replicato quest'anno.
E' un evento piuttosto grande, ci partecipano circa 60.000 persone ogni anno. Sponsorizzati dalla propria azienda, si corre in teams con magliette piu o meno sgargianti e dalle frasettine cathcy tipo "noi assicuriamo/produciamo gelati/ vi diamo mutui etc etc etc meglio di quanto corriamo!".

L'atmosfera e' davvero bella. La citta' si ferma e la gente si mette ai bordi delle strade urlando e incintando le persone a correre. I bambini vogliono che i runners li salutino con la mano e gli battano il cinque. Le finestre degli appartamenti si aprono e ne esce ogni tipo di musica.
Inoltre e' estate. La luce e' bellissima e mentre corri ti senti un po' in pace con il mondo.

A Francoforte io ci ho passato un sacco di tempo tra il 2008 e il 2010.
Non ci tornavo da due anni e mi e' apparsa una totale sconosciuta.
Non sapevo assolutamente come rigirarmici.
Eppure una volta era casa.

Francoforte mi ha vista in amore pesante con C.
C. che ho rincontrato ieri, mentre veniva spupazzato dalla sua nuova fidanzata. Mentre mi parlava quelle lentiggini mi sono sembrate cosi famigliari, come se un tempo fossero state oggettivamente di mia proprieta'.

Francoforte ieri mi ha lasciato correre e mentre passavo davanti a questo o quel bar, questo o quel ristorante, questa o quella statua- fantasmi di una vita passata mi affollavano la mente.
Non ero io, all'epoca. Ero una copia sbiadita trascinata dagli eventi. In un Paese che ancora non capivo e in una dimensione che non avevo ancora accettato.

Penso sia davvero un bene che io mi piaccia molto di piu adesso. E soprattutto che questo 2013 iniziato nel dolore, si stia rivelando invece decisivo nel riportarmi quella me stessa che ho lasciato forse a Pisa 5 anni fa.

La direzione e' quella giusta.
Il traguardo e' vicino.
Oggi sto andando in giro con la magliettina "finisher"- speriamo sia di buon auspicio.

Francoforte, nel suo spledore moderno.

10 giu 2013

Giorno 57- Sintomi

Mangio poco, pochissimo- e gia' questa e' una novita'.
Lo stomaco pero' se ne accorge, rantola, geme e chiede attenzione. Ma non gliene do.

Dormo poco, pochissimo. Mi sveglio ogni notte tra le 2.30 e le 4.30, senza apparente motivo. E poi penso penso penso penso che non riesco piu a prendere sonno.

Ho quel friccicorio che vorrei stare in piedi quando sono seduta e stare seduta quando sono in piedi.

Quella voglia di dare corpo a questa energia. Corro, gioco a basket, gioco a calcio, organizzo cene, mi aggiungo a brunch improvvisati, pianifico dinner in white, sistemo la cucina nei dettagli, faccio lavatrici, stiro.

Se fumassi, probabilmente fumerei un pacchetto intero al giorno.

Immagini, pensieri, desideri mal celati- si mescolano, mi prendono la testa, mi intontiscono.

Gli amici mi parlano, io colgo due parole. Mi fanno domande, io non rispondo. Chiedo qualcosa io, non faccio attenzione a quel che mi viene detto.

Guardo lo schermo del computer per minuti interi senza fare niente. Incapace di "Cos'e che dovevo fare adesso?"

Ma soprattutto, io conto.
Conto i giorni che.

Le aspettative crescono e hanno preso gia quasi tutto il posto disponibile.

Qualcuno mi dice che se aprissi la bocca ne uscirebbero fuori farfalle
Oppure sono semplici ormoni.

Dottore- mi dica lei, e' grave?


Non c'entra nulla.
Ma sono talmente allucinata ultimamente che questa  nuvola cosi bella  mi ha impressionato.

09 giu 2013

Giorno 56- è una questione di valore aggiunto

A volte le prospettive giuste da adottare si chiariscono lucidamente per qualche istante.
E per qualche istante tutto è così semplice, tutto è così lineare- mi sembra di avere capito com va il mondo, ma soprattutto come vado io.
Gli istanti sono veloci, e sono susseguiti dal caos che mi è normale, consono e costante
Per cui è bene che fissi sempre questi momenti di lucidità, che scripta manent, pensieri volant.

Ieri ho passato una serata stupenda.
Parco nuovo, mai visto prima (dopo 4 anni e mezzo, ancora stupirsi di bellissimi angoli della città di K.). Barbecue un po' improvvisato, che con tam tam di messaggi ha riunito una 15ina di persone.
Primo vero barbecue di stagione, che per noi ormai è diventata una specie di tradizione non dichiarata. Il nostro modo di iniziare l'estate.
Cibo, musica, risate e una partita a calcio improvvisata.
Tramonto, narghilè e chiacchiere, tante chiacchiere.
In una lingua che non è mia ma che mi torna così bene. Che mi vede così aperta e disinibita. Che si fonda su mille e una allegoria, condivisa solo con loro- loro con i quali ci capiamo ormai al volo.

E stavo li, su questo prato, mentre piano pianissimo si faceva buio. Il caldo di una serata di estate, la compagnia giusta, il telefono morto e quindi sconnessa dal mondo.
Stavo li e tutta la gioia del sentirsi la donna più fortunata del mondo riuscivo a malapena a contenerla dentro di me.

Ecco.
Questa dovrebbe essere la mia felicità quotidiana.
Questi amici, questa città, questa mia leggerezza che mi porta a giocare anche a calcio, queste gambe scoperte e la scollatura provocante che non ho problemi a portare, questo appartamento nido, questa voglia di fare che non avevo da secoli.

E tu, tu che mi scrivi tantissimo, tu che hai una voce che il solo sentirla mi infonde calma, tu che ma si diciamolo apertamente mi piaci un sacco- tu dovresti essere on top. un valore aggiunto.
E proprio per questo mai fonte di pensieri tristi, contorti, ingarbugliati e densi di insicurezza.

Questione di prospettive. Che il mio cuore e il mio cervello devono imparare a adottare.

08 giu 2013

Giorno 55- AAA grip cercasi

Ieri DrE ha regalato rivelazioni come sempre.
Alla fine credo che lei abbia questo ruolo di moderatrice dei miei pensieri.
Ovvero i miei pensieri sono li da tanto, mi frullano in testa, ma lei li incanala, li riordina, li sistema e organizza.

Le ho raccontato del mio weekend lungo in Italia. Dalle mie parole, semplicemente da come ho parlato o dai dettagli che aggiungo, ne deduce che la mia condizione di expat mi sta condannando ad una incompletezza perenne.
Ovvero, completa e tuttotondo mi ci sento solo in Italia. E qui, nella città di K., un pezzettino di me manca e non potrò mai trovare un qualcosa che vada a completarmi del tutto.

Mi chiede se ne vale la pena. Se sono disposta a pagare questo prezzo.

Io rispondo di si. Che per ora, ne vale ancora la pena. E anche di più.
Perché oggi vado in centro con N. E poi faccio la spesa. E dopo andrò al parco per il barbecue con i miei amici. La sera non si sa cosa farò, ma poco importa.
Metto insieme tutti questi pezzettini e, anche se sicuramente non colmano quella parte mancante di me al 100%, sono più che sufficienti per farmi stare bene.

Come un giorno ho deciso di mollare tutto e trasferirmi qui, sono sicura che la vita mi guiderà verso una decisione altrettanto drastica. Che sia tornare a casa o muovermi da qualche altra parte.
Ho voglia soltanto di lasciare scorrere la vita dove essa vuole andare, seguire gli eventi come mi si presentano e non forzare il flusso delle cose verso una o l'altra direzione.
Quando l'ho fatto, in passato, questo approccio ha portato grandi risultati. Sono sicura che succederà di nuovo.

Intanto, alla lista di consapevolezze che questo giugno 2013 sta portando, aggiungiamo che posso anche voler cercare spasmodicamente qualcuno là fuori che mi apprezzi in tutto il mio essere (complicato, impaziente, volitivo, impegnativo e tanti altri aggettivi)- ma finchè io, me myself and I, non torno ad avere un grip sicuro su chi sono io, questo apprezzamento esterno non sarà mai sufficiente.

Il grip l'ho perso 5 anni fa. L'ho perso quando ho smesso di essere una studentessa dopo mille anni, quando ho lasciato il mio paese, quando ho iniziato a condurre la vita in una lingua diversa dalla mia, quando ho sperimentato cultural clashes con i fidanzati di turno.

E dopo 5 anni di fluttuazioni nell'aria, è il caso di tornare con i piedi in terra e tornare a possedermi.

Prossimamente sui nostri schermi.

(expat incompleta è quasi commuoversi per la radio di spotify basata su rimmel, che mi sta tirando fuori dei classici italiani che io muoio).


07 giu 2013

Giorni 53 & 54- Nuova vita

Oggi non c'e tempo di parlare delle mie paure.
Non c'e tempo di raccontare quanto sia fottutamente spaventata.
Quanto il mio cervello non si fidi di se stesso. Della propria capacita' di analisi e anche delle proprie reazioni.
Quindi vivo cosi, in un limbo di sensazioni e opinioni- che a volte mi atterrisce.

Genero scenari su scenari. Mi lascio andare e correre con la mente per km e km. E poi mi freno di botto. Tipo che si sente il rumore dei centimetri di copertone che lascio sull'asfalto.
Freno e vorrei correre indietro, lasciare tutto, tornare alla quiete di poche settimane fa.
Il piede pero si ributta sull'acceleratore dopo qualche secondo, e via di gas di nuovo.

Insomma- sto guidando su una strada nuova e sconosciuta, molto dissestata, e sto guidando come se fossi sotto l'effetto di pesanti stupefacenti.
Se ne deduce che la cosa non va affatto bene.

MA non c'e tempo di pensarci.

Perche' oggi c'e da celebrare la vita.

C'e da festeggiare l'arrivo di un bambino bellissimo, nato in territori svizzeri, da coloro i quali rappresentano per me un role model di coppia e di amore.

Questo bimbo l'ho aspettato come fosse parte della mia famiglia. E stanotte alle 3, quando ho visto la sua prima fotografia, il cuore mi si e' stretto talmente tanto da sentire una fitta.

Quanto amore che la vita ti tira fuori.
Quanto e' vero che l'amore move il sole e le altre stelle- e that's it.
Non c'e altra spiegazione o obiettivo o scopo da ricercare.
Solo dare e generare e ricevere amore.

Benvenuto alla vita, piccolo N.





La copertina che ho fatto per lui, quando era ancora work in progress.

05 giu 2013

Giorno 52- convalescente

Io lo dico che quando mi viene tutta quella energia, poi dopo ci vuole poco che mi spiaccico al suolo.
Non da 10m come dopo la serata ad anello, ma da un paio, sta sera.
Il perché è sempre il solito.
Non do tempo al tempo.
Voglio talmente stare bene e mettere alle spalle quelle sensazioni dolorose, che se realizzo che ancora completamente bene non sto- mi arrabbio con me stessa.
In particolare, ci sono certi toni o certe implicazioni, che magari sono dure solo nella mia testa ma che vengono avvertite dal mio corpo forti e chiare.
Scatta automaticamente l'allarme. Mi metto al riparo.
Mi chiudo a riccio. Mi sento mancare l'aria e voglio fuggire.
Lo faccio.
E poi ci rimango male. Perché vorrei non avère così paura. Vorrei essere serena al punto di gestire anche le parole che sembrano dure.

Cuore malandato, puoi per favore deciderti a fare piccoli passi? A concederti un poco per volta? A mettere a rischio solo una tua minima parte?
Puoi tenerti un attimo più a freno? Solo un pochino, solo il tempo di far si che i lividi si asciughino e il ricordo del dolore sparisca.
Puoi concedermi momenti belli e farmeli assaggiare piano piano, che anche il gelato mangiato il fretta fa male alla testa?
Cuore malandato, datti tempo. Che poi sarai un'eroe.


"Come fanno le persone che vivono in citta' senza mare a trovare l'equilibrio?" (B. Yoshimoto).
Io vado al parco, per esempio.

04 giu 2013

Giorno 51- le mattine dopo.

Disclaimer. Questo post non ha alcun riferimento a fatti accaduti recentemente. Direi si basano sulla memoria. Ed e' anche un po' pura speculazione.
Un po' come  questo post 
Io cammino, leggo, guardo film, penso- e mi vengono, cosi, spunti per elucubrazioni mentali.

Mi sono venute in mente le mattine dopo.
Dopo la prima notte con una nuova fiamma.
Possono essere stupende o possono essere tragiche. Quelle cosi cosi non le ho mai provate.
Del resto sono una che va da un estremo ad un altro, la media res manco so dove sta di casa.

Le mattine dopo stupende si caratterizzano dallo svegliarsi e non sentirsi a disagio.
Aprire gli occhi e non ricordarsi subito dove si e', o chi si ha accanto qualcuno.
Realizzarlo dopo qualche secondo. E una volta realizzato, e' un bel pensiero.
Girarsi su un fianco e sentirsi a casa.
Avere voglia di una colazione condivisa, lenta, fatta di chiacchere e piedi che si intrecciano sotto il tavolo.
Complicita' appena creata ma gia palpabile. Voglia di rivedersi subito, la sera stessa, ma anche di giocare e tenere le cose sul filo.
Vestirsi e uscire, ognuno per conto proprio, ognuno per la propria strada, a godere delle buone sensazioni e dell'energia positiva.

Le mattine dopo tragiche si caratterizzano dallo svegliarsi probabilmente nel proprio letto. Una sensazione sgradevole che si crea nel momento stesso in cui si aprono gli occhi.
Ci si puo' guardare allo specchio e ridere, per la comicita' di cio' che e' accaduto. Ma anche provare un po' di disgusto o di sana incazzatura con se stesse per essere state cosi sceme.
A volte si ha voglia di farsi tenere per mano dalla migliore amica, sperando che la brutta sensazione se ne vada al piu' presto.
Ne seguono prese di posizioni, principi, diari aggiornati, risoluzioni sciolte nel caffe'. Analisi dei perche e per come si prendano certi abbagli grossi come case.
Si scrollano le spalle, si guarda avanti e si cerca di buttare il tutto nel dimenticatoio o al massimo nell'archivio delle cose da raccontare per fare ridere di gusto le amiche. Ma un pelino di self-respect e' andato.

Ovviamente ci vogliono anche le mattine dopo tragiche. Ci vogliono perche formano spirito e corpo. E ci vuole sempre il nero per definire il bianco.

Ma che voglia che ho, adesso, di una mattina dopo stupenda.
Che se avessi da soffiare sulle mie quasi 29 candeline, forse che forse questo oggi sarebbe il mio desiderio.


La mia torta di compleanno per i 28 anni. Non mi ricordo il desiderio di queste candeline

03 giu 2013

Giorno 48&49&50- farfalle tibetane.

Voglio fermare su blog questo momento. Questo momento alle 14.40 di Lunedi 3 giugno. 2h e 50 minuti to go.
Scrivo da Casa.
Lo voglio fermare perche al momento nel mio stomaco stanno svolazzando un bel gruppo di farfalle di dimensioni piuttosto grandi, che ho definito "tibetane" non so perche'.
Sono arrivata a casa mercoledi scorso con i pensieri fissi su colonia e i filarini leggeri e invisibili, direi inesistenti, che si stavano tessendo la.
Non avevo messo in conto di.
Cinque giorni dopo, queste farfalle hanno preso a popolare il mio stomaco. Per cose totalmente diverse.
Per fiumi di parole che vengono cosi naturali e cosi semplici che tutte le altre conversazioni, di mesi, spariscono in confronto. Colline che si stagliano rispetto al piattume. Mani che scorrono veloci rispetto al soppesamento di ogni singola sillaba.

E non so come andra
.
Potrebbe essere un totale flop, potrebbe essere un abbaglio grosso come una casa, potrebbe essere che domani mi vergonero di ste farfalle tibetane.
Ma per il momento le lascio sbattere le ali, che non mi sentivo cosi da tanto.
E lascio la mente vagare facile.

Sono agitata, ma di un agitato bello che davvero non so da quanto tempo non succedeva.
Stay tuned.


Source: tumblr.com