01 mag 2013

Giorno 17- primo maggio spagnolo

Scrivo dalla stanzetta al terzo piano di C., nel centro di Barcellona.
Primo maggi spagnolo, per me, quest'anno.

Colazione tardi a base di french toast e poi sana spiaggia, al sole di una dormita alle tre del pomeriggio.

Gelato in compagnia, qualche chiacchiera in un Italiano che a volte mi sembra non mi venga più fuori facile.

I respironi del "bello godere del dolce far niente"
E sentire quasi che un pezzettino vada al suo posto, mentre si guardano le onde. Che banana yoshimoto giustamente dice "come fanno le persone a trovare un equilibrio nelle città senza mare?".

Viaggio e mi portò addosso tante fisime che forse solo il tempo e Dr. E potranno aiutarmi a distruggere.
Mi scopro vulnerabile a certe piccole accortezze, gesti, linguaggi del corpo. Queste piccole cose mi attraggono quando arrivano, come se mi fossero mancate da molto, ma mi rendono triste quando non arrivano. La cosa mi destabilizza.

Piano piano devo riuscire a capire come controllare questi altre bassi. E a rilassare i miei muscoli che invece vanno in spasmo, perché agito le braccia a lungo e freneticamente cercando qualcosa che non c'è, non arriva.
Devo controllare il panico da vuoto, da voglio tutto e subito.
Devo esercitare la pazienza.

Facile a dirsi, meno a farsi.

Ma oggi splende il sole e non è tempo di piangere, solo di sorridere e farsi venire le rughe belle.

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