14 set 2015

Sedici modi per dire verde

Sono le 17.42 di un lunedì grigio di metà settembre.

Sto cercando l'ispirazione per scrivere, per l'ennesima volta, quale sia la mission della mia start up, i forecasts di fatturato per i prossimi 5 esercizi, l'utilizzo di risorse in programma e i punti di differenziazione rispetto ai competitors.

Sono diventata così brava a farlo, che potrei quasi crearne una professione dedicata.

Fare impresa, anzi start up, implica partecipare ad una marea di concorsi: per ottenere finanziamenti, per partecipare a conferenze o fiere, per avere la possibilità di pitchare davanti a investitori o business angels.

Molto spesso perdiamo, qualche volta invece vinciamo. E le vittorie ti fanno sorridere e dire "dai cazzo, figo cazzo, ottimo cazzo"- quasi quasi avessimo vinto un set di una lunghissima partita di tennis.

E' quasi un anno che il mio mondo si è arricchito di questi nuovi termini, di queste nuove logiche, di questi meccanismi che esulano da tutto ciò che ho mai imparato o applicato nella mia carriera scolastica e lavorativa.

Fare impresa, anzi start up, è un fottuto roller coster- ci sono giorni che ti senti up up up e giorni che ti senti down down down. Ma non posso nascondere, nonostante ogni tanto mi prendano dei cali di motivazione pesanti, che sia decisamente un'avventura molto arricchente.
Che forse a 20qualcosa anni affronti quasi come un gioco, mentre a 30qualcosa con maturità e quella buona dose di strizza dell'arrivare a fine mese.

E mentre aspetto l'aspirazione, così come la lavatrice, il divano e la cucina della mia nuova casina (ovviamente in affitto)- ascolto lui che, assieme a Battiato, mi calma sempre.

"e il mio tutto che ancora si ostina a cercare una via 
e i pensieri che più della sabbia mi bruciano gli occhi 
questi occhi che ancora ringraziano di essere qui"



26 ago 2015

365 giorni dopo, più o meno

Non so perché sono stata lontana così tanto da questo spazio.
Ho riaperto oggi e ho trovato l'ultima foto postata- i miei scatoloni nella mia vecchia casa, nella mia vecchia vita.
Sono passati quasi altri 365 giorni, e sono di nuovo in mezzo agli scatoloni.
La mia vita "nuova" non è più proprio nuovissima e la foto della casa della città di K. mi ha fatto venire un colpo al cuore.

Quante cose ho da dire, non riesco nemmeno a infilarle in una struttura con un senso compiuto.

I primi mesi dopo il rientro a Casa ogni tanto chiedo "ma ti ricordi quando abitavo in Germania?".
E' passato pochissimo tempo ma mi sembra già tutto molto remoto.
Rientrare a K. a dicembre provoca del vero panico passeggiando per le strade di una città nel pieno del suo grigiore invernale.
Nel frattempo gli scatoloni sono stati ben riposti tra cantina e soffitta, e indaffarata a imparare a lavorare a qualcosa di completamente diverso, sono anche arrivati i famosi 30 anni, festeggiati 3 volte nelle 3 famiglie diverse.
Lo shock da rientro non c'è stato- è stato rimettersi le vecchie scarpe preferite. Comode, larghe, facili.
Respirare però, ogni giorno, quei profumi che una volta, pochissima volta fa, mi facevano stringere lo stomaco dalla nostalgia, così come trovarmi a Manarola alle 19 di sera davanti al mare- quello invece mi fa molto strano.

Il 2015 inizia davanti ad un tramonto da urlo sulle tre isole che prima guardavo via webcam.
E non importa se torno a casa nervosa e incattivita da logiche e sistemi e metodi molto lontani da me. Girare la chiave in quel portone e sapere di entrare in una casa decisamente sovraffollata, calma ogni angoscia.
E continuo a trasformarmi in una persona paziente, positiva, ottimista, priva di ansia da piani e futuro.
Al sole di marzo, l'idea di tornare nella città di K. si dissolve del tutto.

Aprile ha fatto male, malissimo, ma per fortuna il male fisico si supera sempre e abbastanza facilmente.
Un secondo e poi via, la mail di licenziamento è andata, il dado è trattissimo, le joux son fait fait fait.
Spiegare a U. i perchè e percome mentre brilla di vino bianco e vestita alla milanese, esco da una galleria in Brera.

Maggio è aspettare uno scooter che promette viaggi e spiagge lontane.
Giugno è sentirsi l'estate addosso già i primi del mese, come una volta, come dovrebbe essere sempre.
Luglio è un contratto e un appartamento nuovo.
Agosto è mare mare mare, sole sole sole, amici amici amici. Barca, Portovenere, Focaccia, Sagre, Scottature, Famiglia, Progetti, Mobili nuovi, Foglio Rosa.

E' sentire che non devo più fare a patti con nessun tipo di dolore
Che sono me stessa nel posto che mi ha cresciuta e che ha lenito le ferite della solitudine.
Che ci sto bene, qui, in questo angolo minuscolo di mondo e non mi devo scusare per questo.
Che non devo andare da nessuna parte.
Che sarà sempre bene se continuerò a prendere decisioni a cuor leggero, sicura di quello che voglio.
Che sono tantissime le cose che mi mancano, e sono felice che mi manchino perchè vuol dire che ho vissuto bene.
Che sono più tantissime le cose che ho riacquistato.
Che sono leggera, come una volta, come dovrebbe essere sempre.

E ora via, vieni Settembre, che mi è dolce, dolcissimo, naufragare in questo mio mare.



Portovenere, signori.

19 set 2014

19 Settembre 2014 -> Torno nel vero senso della parola

Torno qui dopo un mese e più di silenzio per scusarmi con i miei pochi lettori.
Silenzio dovuto a tante, tantissimi attività che hanno contrassegnato il mio agosto e l'inizio di settembre.
Tanto lavoro, seguito da due splendide settimane di vacanze,  e tanto lavoro ancora di fronte a me.
MA domani dovrebbero (scaramanzia) venire a ritirare tutti i mie trentordici scatoloni più mobilio vario e... da domenica sono ufficialmente di nuovo italiana al 100%.
Almeno per un po'.

In questi ultimi due giorni dovrò salutare parecchie persone, persone importanti, coloro i quali sono stati la mia famiglia vera negli ultimi sei anni di vita. Sarà decisamente strano vivere la mia vita senza averli nella mia quotidianità nei prossimi mesi.
Ma parto serena e felice del nuovo capitolo che sto per iniziare.
Drammi da Ikea e da organizzazione a parte.

Tante cose da dire, soprattutto sui miei nuovi progetti.
Tornero a scrivere di nuovo in maniera regolare e sarà un Live from Italy.
Un anno fa non lo avrei mai immaginato.

Life is sweet.



Sei anni. 23 scatoloni e qualcosa di piu.

30 lug 2014

30 Luglio 2014- la ripresa

Oggi sono andata da quella sballata della mia omeopata.
Santa donna, la Jutta. Senza di lei non ce l'avrei fatta.
E mi ha schioccato la solita punturina per rimettere in sesto le mie energie di solito sotto le suole delle scarpe.

Mi osserva per un po' e mi dice che mi trova meglio. Meno deperita.
"Deperita" e' una parola che non penso sia mai stata associata alla mia persona, data la mia massa (informe).
Pero' ho capito cosa intendeva.
Forse che forse sono in ripresa e forse che forse ho gli occhi che tornano ad avere piu' righe da risate che da ansia.
E impacchetto tutto con cura e mi ci perdo e scrivo il contenuto di ogni scatolone per non perdermi niente, ma questo effort la sera non mi pesa e sono contenta.
E vedo la luce in fondo a quel tunnel orrendo in cui mi ero messa.
E fantastico su come cambiera la mia vita, su quanto sara migliore, su quanto andro in palestra tre volte a settimana magari anche per acquagym, e quanto camminero per andare a prendere il treno, e quanto mangero meglio perche non dovro fare tutto da sola e ci sara' piu' tempo, e quanto potro respirare a pieni polmoni quel profumo di basilico mentre camminero' nella tenuta vicino casa, e quanti aperitivi potro fare il sabato in compagnia dei fumetti appena comprati da loro, e quante volte andro a firenze per guardare grey's anatomy e spingere la mia sorella a parlare con gli sconosciuti in un bar col giochino "have you met angie?", e quanto potro imparare a giocare a tennis con il mio best, e quante altre volte saro svegliata alle 5.30 da colui che dorme poco anche quando potrebbe e ha voglia di prendere la macchina e girare per poi fare colazione tornare a letto (lui mentre magari io invece via a lavoro).

E quanto probabilmente faro solo un decimo di tutto questo, ma solo il fatto che ho davanti tutte queste nuove possibilita mi da una energia che levati.

Home is where the heart is.
For a while, it was where the Dom was.
Now it is time to go to the one and only Home I will always have.

E non posso che pensare a Pavese (devo rileggere la Luna e i Falo' questa estate!):
"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c’è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti"

Ecco, anche basta fare aspettare la gente, le piante e la terra.


In effetti pero il mare alle 06 di mattina ha il suo fascino

21 lug 2014

21 July 2014- Trip down memory lane

Ufficiale.
Da settembre torno in Patria, dopo 6 anni di vita da Expat.
Torno su carta per qualche mese, per rimettere in sesto mente e corpo.
Continuare con la spirale dark dark dark degli ultimi mesi non era piu' sostenibile, cosi' ho preso il coraggio a due mani e mi sono buttata a bomba nel mare delle decisioni che mi frullavano in testa da troppo tempo, pescandone una e portandola avanti.

Sono state settimane molto difficili, quelle prima che arrivassi in ufficio (quell'ufficio dove mi adorano, dove mi paventano una carriera scintillante, quell'ufficio che e' il solo ufficio che abbia ma vissuto so far) con la busta contente questa richiesta di break.
Ma adesso che alle spalle ho le conversazionie le approvazioni necessarie, ora che ho alle spalle la diattriba tra la Dr. Jeckill e la Ms.Hyde del ho-bisogno-di-altro-nella-vita VS sei-una-scema-a-mettere-pausa-alla-tua-carriera, ora che questo chiummo tremendo si e' sciolto- ragazzi mi si sta aprendo dentro una felicita' che non provavo da molto.

Da buona project manager, ho un piano di trasloco  a prova di bomba.
E siccome e' il mio quarto (QUARTO!) trasloco in due anni, ormai so bene come funziona e da ieri ho gia' iniziato a impachettare roba.
Incredibile quante cose si accumulino in sei anni.
Tantissimi ricordi ma anche tante cose da lasciare e buttare perche non ha piu senso portarle con se.
Sto cercando di de-clutterarare la mia casa il piu possibile, anche perche la destinazione dei miei scatoloni e' casa di mia madre e casa di mio padre, i quali non avevano certo in programma di trovarsi di nuovo tra capo e collo una figlia, quindi non ho molto spazio a disposizione.

Questi ultimi anni sono stati talmente intensi e talmente totalizzanti che non mi ricordo come sia vivere in Italia. Nonostante le numerose trasferte, soprattutto nell'ultimo anno, ho vissuto i miei ritorni sempre come tocca e fuga e li ho forzati e  rilegati ad essere solamente "vacanze" per non farmi troppo male di nostalgia.
Tornare e vivere pienamente nei miei posti, usando la mia lingua, ascoltando la radio senza dovermi sforzare di interpretare, scambiando chiacchiere superficiali con la commessa che mi serve il prosciutto o con la signora prima di me in fila- sono tutte cose che probabilmente saranno una sorta di riscoperta e porteranno uno stupore uguale a contrario a quello che ho provato quando sono arrivata piccola e tenera nella citta' di k e di tutto cio che sputava fuori la radio capivo solo la parola "Baustelle".

Ci sara' tempo per le considerazioni e ci sara' tempo per le lacrime di goodbye, che io non vorrei mai dire ciao a nulla e vorrei tenere i miei piedi in mille scarpe contemporaneamnte.
Al momento pero' prevale l'eccitazione e la voglia di tornare.
So much- che pure impachettare non mi pesa, anzi canto mentre i miei gatti mi guardano perplessi.


Findus aiutante perplesso

16 lug 2014

16 Luglio 2014-> un mese di silenzio

I giorni scorrono veloci ultimamente.
Gia' un mese che non mi faccio vedere da queste parti.
Sembra davvero che la vita funzioni a salite e discese.
Si fatica come Sisifo ad arrivare sulla punta della collina e poi una volta arrivati li, una volta che si da quel colpetto magico che vince l'attrito dei giorni sempre uguali che non passano mai, si inizia di nuovo a correre giu' per il pendio, che se non si sta attenti si cade anche di faccia.

Non so quand'e' che ho esattamente vinto l'attrito.
Se ad Aprile davanti a una ppt rosso fuoco, se a Maggio quando ho definito il mio piano, se a Giugno quando mi sono decisa di parlarne ad alta voce, se a Luglio quando con mani tremanti mi sono presentata in ufficio con una lettera pesante come un macigno.

Quando e' stato non lo so, e non mi importa saperlo.
So solo che ora sto correndo giu per il pendio, che questo inverno orrendo sembra anni luce alle spalle, che anche se non e' estate non importa va bene uguale e la testa mi sembra liberata da tutti quei pensieri cattivi.
Riesco persino a dormire come un sasso di nuovo- due notti di fila non succedeva da tantissimo tempo.

Ho anche reagito super bene ad un notizione shock arrivato tra capo e collo mentre sbucciavo patate.

Due giorni fa quell'idiota del mio ex, quello che mi aveva lasciata in ginocchio un anno e mezzo fa, quello che mi aveva distrutto dentro sbattendomi in faccia quanto fossi imperfetta, cattiva, sbagliata, quello che mi faceva pesare la mia insoddisfazione come un difetto di fabbrica, continuando a ribadire che ero rotta, che mi dovevo curare, che dovevo trovare hobbies nella vita per darmi un senso- ecco quel coglione li si e' presentato alla mia porta e mi ha detto che fra 4 mesi si sposa e che fra 5 gli nasce una figlia.

La cosa non mi ha shoccata piu di tanto li per li, ma continua a frullarmi in testa.
Penso che la cosa che mi roda di piu' e' che questi miei ex che si sposano, che fanno famiglia, che trovano una felicita (apparente?) disturbino pesantemente quella presunzione che io ho, come tutte le donne (sfido chiunque a smentirlo).
Quella presunzione del "dopo di me non troverai mai niente di meglio"- anche se dei due chi lascio' fui io. Quella arroganza dell'essere the one and only che mai ti dimenticherai e che ti rodera' per sempre non essere stato enough da avermi trattenuta.
Non sono stata, per fortuna, the one and only di nessuno so far.
Razionalmente ovviamente lo accetto, la vanita' femminile pero' si rammarica.

Ancora una volta, Before Sunset riassume esattamente questa cosa:
"All my exes get married and thank me to have taught them to love. Fuck them! They could have asked me to marry them! I would have said not but still... they could have asked me!"

Ecco.
Pomi d'oro vanesi 2.0
(Ma continuo a godermi il pendio).



Life is Sweet

16 giu 2014

16 Giugno 2014 -> il problema e' qui

Ho passato un bellissimo weekend a Berlino.
Un altro punto della mia lista 30X30 fatto.
Io che sono 6 anni che vivo in questo Paese ma non avevo ancora trovato l'occasione per visitarne la capitale.

La citta' mi e' piaciuta molto. Capisco la semi delusione dei miei compagni di viaggio, che vivono in citta' dal contenuto maggiore e che quindi non trovano in Berlino niente di super wow.
Ma io sono abituata alla "sterilita'" delle citta' tedesche, ricostruite in fretta e furia dopo i pesanti bombardamenti della seconda guerra mondiale, e private di storia se non cattedrali e chiese rimaste su per miracolo.
Per cui Berlino, con il quartiere dei musei, il fiume che romanticamente la attraversa e non e' un Reno cosi grande e impetuoso, il simbolismo di certi suoi luoghi e soprattutto la storia, recente, recentissima, che ancora si puo' toccare e respirare, a me e' piaciuta moltissimo.
On top, ha quella vivibilita' tipica tedesca che ti fa venire voglia di abitarci e di coglierne tutti i segreti.

La compagnia del weekend e' stata ottima.
7 italiani 7. Non conoscevo praticamente nessuno tranne la mia bestie. Eppure mi sono trovata cosi bene. Un' evoluzione dal mio vecchio e caro "7 nations army" -il gruppo di miei colleghi con cui giravo l'europa un paio di anni fa. Ci chiamavamo cosi perche al primo viaggio eravamo 7 di 7 nazionalita' diverse.
Un'evoluzione che rappresenta le mie ultime tendenze in termini di scelte di vita e necessita'.
E infatti il livello di conversazioni, le risate forti, il patriottismo del cantare l'inno al kick off della prima partita del mondiale, il common ground che si ha- e' stato cosi rigenerante che manco a dirlo sono tornata nella citta' di K. col chiummo sul cuore.

Il problema non sono io. Non sono io che sono depauperata. L'energia c'e tutta ancora.
E' solo li nascosta e qui, in questi luoghi che dovrebbero essere casa ma non lo sono e forse non lo sono mai stati, fatica ad uscire e mi regala queste copie cosi grigie da far paura.

Sono cosi compressa che basta un weekend e persone nuove e common ground, che quasi esplodo.
Fiumi di parole e esuberanza che a posteriori ovviamente mi imbarazzano.
Ma purtroppo cosi sono. Instabile e volitiva.
E spero che i miei luoghi mi riportino on track.